Gli “eroi”, i modelli da imitare nell’età dolce tra fumetti e tv, nel corso del tempo hanno sistematicamente perso la loro funzione educativa e simbolica: nell’era individualistica, fomentata con l’approvazione mediatica ai “personaggi”, qualsiasi individuo riuscirebbe a fingersi carismatico nonché responsabile pubblico di valori etici, attraverso linguaggi comunicativi sempre più standardizzati e dai messaggi vuoti. L’esempio lampante di tale analisi è rappresentato da una situazione degradante -eretta su fattori filosofici, morali, sociali e politici- per cui tra Arsenio Lupin e Peppa Pig non può esistere paragone.

Con questo articolo, Eco & Narciso si pone l’intento di dare merito ad una composizione artistica di stampo letterario a nome di Maurice Leblanc, ricordando che esistono dei contenuti, i quali spesso  -dal tempo e dalla noncuranza collettiva- vengono accantonati e trasformati a piacimento come nuovi modelli prestampati dalla società.

Si racconta che lo scrittore Leblanc, quando partorì il celebre personaggio Arsène Lupin, destinato a diventare la superstar di ben 30 opere (tra romanzi, brevi racconti e testi teatrali) s’ispirò ad un uomo che sbandierava il colore nero, protettore della pratica dell’anarchia: Alexandre Marius Jacob.

LupinQuest’ultimo, già da bambino perduto tra i viaggi e la lotta per la sopravvivenza sul mondo, fu l’anarchico francese abile nell’arte del rubare. Tra i giochi d’astuzia con cui rapinava casseforti si ergeva l’intelligenza di chi sa scrutare la realtà; e i travestimenti più azzardati componevano l’abito di una personalità sicuramente eclettica quanto prudente nel “mestiere” (anche grazie alla geniale idea di utilizzare delle rane come cosiddetti “pali”).

Ma la maestosità di Jacob, di certo non risiedeva nell’inventiva con cui svolgeva professioni diversamente lecite: era l’ideale a legittimare le oltre 150 rapine svolte con sarcasmo verso i ceti ricchi nella Parigi della Belle Époque . Un ideale, va ricordato, non consolidato sulle macerie di ipotetiche rivolte intrappolate nelle contraddette filosofie di libertà. Parrebbe il semplicistico slogan invogliato dai fan di Robin Hood, “rubare ai ricchi per dare ai poveri”, eppure non c’è frase che possa più direttamente comprovare le azioni di Alexandre Marius Jacob.

Non fu restio dal denigrare il lavoro, inquadrandone lo scenario di sfruttamento e adattamento dei tanti singoli, i quali producono ricchezze per un solo padrone. Nelle sue gesta si afferrano i concetti di “riappropriazione” e “restituzione” dei beni, sottraendoli ai ricchi per ridistribuirli alla comunità. Non a caso, le vittime erano selezionate secondo la loro funzione sociale e il loro compenso economico. Come scrisse in una lettera pronunciata in tribunale nel 1905: “Se esiste il furto è perché tutto appartiene solamente a qualcuno.” E cita: “La lotta scomparirà solo quando gli uomini metteranno in comune gioie e pene, lavori e ricchezze, quando tutto apparterrà a tutti.”

LupinEccole, le motivazioni per cui il furto divenne per l’anarchico uno strumento di ribellione nonché ripristino della giustizia sociale. E ricomponendo l’idea per cui Alexandre Marius Jacob venne imprigionato, non ci resta che ricordare il leggendario Lupin, che ha accompagnato tantissimi bambini alla scoperta di un messaggio da interiorizzare, superando il fascino dell’amore per il bello e per il lusso. Sempre Jacob, scrisse: “Se mi sono dato al furto non è per guadagno o per amore del denaro, ma per una questione di principio, di diritto. Preferisco conservare la mia libertà, la mia indipendenza, la mia dignità di uomo, invece di farmi l’artefice della fortuna del mio padrone. In termini più crudi, senza eufemismi, preferisco essere ladro che essere derubato.”

Alessandra Mincone