Dopo il via libera al decreto del governo “Sblocca Italia”, la regione Campania era stata una delle prime a opporsi con determinazione.

Purtroppo è avvenuto ciò che temevano sindaci sanniti e irpini, comitati no-triv e consorzi del vino e dei prodotti della terra dop e docg: la Regione si smarca dalle trivelle richieste anche a 350 metri dal centro storico della città natale di Gesualdo da Venosa. In largo anticipo con la scadenza del 31 marzo entro la quale avrebbe dovuto decidersi sui permessi di ricerca, un funzionario regionale fa sapere che non c’è più il tempo tecnico per riunire la commissione Via (Valutazione d’Impatto Ambientale). Dall’altra parte, il presidente del consiglio regionale riferisce in un’ intervista che la regione Campania avrebbe potuto esprimere soltanto un parere non vincolante.

Dopo questa procedura tirata troppo per le lunghe, la palla passa al Mise in anticipo. E il geologo Ortolani al Parlamento europeo propone l’istituzione dei “Santuari dell’acqua potabile”, ovvero, aree ad elevata tutela ambientale inaccessibile a qualsiasi installazione di pozzi petroliferi o altri interventi inquinanti che possano contaminare gli acquiferi.

Ecco le varie dichiarazioni sulla vicenda:

Il funzionario: «Purtroppo è avvenuto quanto si temeva. Adesso le valutazioni saranno fatte dal Mise. Il rischio è che lo Sblocca Italia ci travolga – sono i commenti dai comitati no triv irpini -. Il funzionario regionale dice che non ha materialmente la possibilità di convocare il gruppo istruttore per le valutazioni perché non ci sono i commissari, sta di fatto che è un procedimento che sta lì da 2 anni e mezzo». «L’istruttoria del progetto Gesualdo- 1 passa alla competenza del Ministero per l’Ambiente – scrive già IlCiriaco -. La conferma viene dall’istruttore della commissione Via della Regione Campania, dottor Raimondo Santacroce, dopo un’attesa di due anni e mezzo durante i quali, a onor del vero, ben poco è stato prodotto dai tecnici regionali. Santacroce fa sapere che “la commissione di valutazione di impatto ambientale non potrà riunirsi entro il termine ultimo dettato dallo Sblocca Italia, il 31 marzo prossimo, per mancanza di commissari ed impossibilità tecnica nel vagliare, di conseguenza, il procedimento nel suo complesso”» e «la data entro la quale la commissione Via avrebbe potuto esprimersi è quella del 4 aprile 2015. Dunque la patata bollente passa al Ministero. L’iter si concluderà lì… Ora, lo spettro del Permesso Nusco coi suoi 46 comuni irpini coinvolti si fa più tangibile. Ma perché la commissione Via della Regione Campania non ha provveduto a rilasciare un parere, quale che fosse stata la sua natura?».

Il presidente: : «Il Ministero ha spogliato la Regione e gli enti locali di tutti i loro poteri e la Campania, insieme alla Regione Puglia e alla Regione Marche, si è vista costretta a ricorrere alla Corte Costituzionale. Adesso ci auguriamo che la Corte si pronunci al più presto sul decretoSblocca Italia perché, per fare presto e tutelare taluni interessi, il Governo ha immaginato di non ascoltare le realtà locali e non si è preoccupato di violare la Costituzione mettendo sotto i piedi le prerogative delle Regioni in materia urbanistica e ambientale». Prerogative non onorate. E Foglia: «Per la legge il parere nostro non risulta vincolante. Se si approfondissero gli effetti dello Sblocca Italia si capirebbe che il Ministero può farne tranquillamente a meno, conservando comunque il potere di autorizzazione delle trivellazioni. Forse – aggiunge- prima del decreto la Regione avrebbe potuto bloccare l’iter se ci fosse stata una maggiore attenzione ma, col tempo, è diventato praticamente impossibile». Il comitato no trivellazione non sembra bersela: «L’iter autorizzativo del progetto passa attraverso la verifica tecnica e un “No” sarebbe vincolante – sia pure in sede giudiziaria – altrimenti che motivo ci sarebbe per pagarle queste commissioni? Buona campagna elettorale onorevole Foglia». I lupi (irpini) insomma promettono «mozzichi».

Il geologo: «E’ un grave schiaffo ai cittadini, pure del Vallo di Diano» commenta il geologo Fabio Ortolani sulla pagina delle Assise: «La Regione fa sfoggio di “abilità” nel gioco delle tre carte e ripeterà che non è stato possibile opporsi alle istanze di permesso di ricerca sui Monti della Maddalena, Monte Cavallo e Tardiano, perché non c’è stato tempo. In tal modo le autorizzazioni le concederà lo Stato che così farà la figura del prepotente. Eppure la Regione ha avuto tutto il tempo necessario per opporsi motivatamente alle incompatibili attività petrolifere sui Monti della Maddalena che separano la Campania dalla Basilicata e alimentano circa 4000 litri di acqua potabile al secondo ( 2000 in Campania e 2077 in Basilicata) costituendo un patrimonio facilmente inquinabile e di importanza strategica per l’assetto socio-economico duraturo dell’area. Abbiamo segnalato fin dall’anno scorso l’importanza dell’acquifero e sollecitato l’esigenza di tutelare questo patrimonio idrogeologico autoctono rinnovabile per l’eternità. Le amministrazioni comunali si sono già espresse negativamente rispetto alla richiesta di autorizzazione avanzata da Shell nel Vallo di Diano, area dal 1997 inserita nella prestigiosa rete delle riserve della biosfera del Mab-Unesco e dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità. Quali azioni hanno svolto i consiglieri regionali per difendere il patrimonio naturale del Vallo di Diano? Un patrimonio irrinunciabile che ho proposto di tutelare istituendo il “Santuario dell’acqua potabile Monti della Maddalena” a marzo presso il Parlamento Europeo»

 

 Lisa Zaffinelli