Sembra il titolo di un articolo di Lercio.it, ma non lo è.

La notizia non ha trovato molto seguito qui in Italia, anche se tratta di un problema non proprio sconosciuto al Belpaese, mentre negli States ha avuto una discreta risonanza. Sono ormai otto anni che lo Utah ha finanziato un’iniziativa, denominata “Housing First”, che si propone di ridurre il numero dei mendicanti di questo grande stato americano con quella che potrebbe sembrare la più banale delle soluzioni: metterli sotto un tetto.

A dire il vero l’obbiettivo dell’iniziativa non è proprio un anacronistico slancio generoso verso i clochard impossibilitati al mantenere una dimora fissa, e la soluzione trovata non è per nulla scontata, ma il risultato di numerose ricerche. Ciononostante, Kerry Bate, il direttore dell’Autorità per la casa di Salt Lake County, ha ammesso in una recente intervista che la trovata è in effetti “così razionale” che “si sarebbe potuta immaginare molto tempo addietro, ma avevamo alcuni blocchi mentali in questo senso”.

La nuova politica non è un’operazione filantropica, per altro promossa da uno degli stati più conservatori d’America, ma ovviamente una maniera per ridurre le spese. Ridurre le spese regalando abitazioni? Ebbene sì. Già nella prima redazione del piano Housing First venivano così giustificate le future spese: “Uno studio di San Francisco ha verificato che se i senza tetto possedessero un’abitazione i loro ricoveri calerebbero di più del 50%”. E ancora: “Nel 2006 l’Organizzazione Housing First Denver ha pubblicato uno studio sui senza tetto cronici, comparando i loro costi per due anni con o senza abitazione. Il gruppo ha verificato una riduzione del 34% nelle spese mediche e i ricoveri sono diminuiti dell’80%”. Quindi il via immediato sotto il Governo Huntsman, e un’incredibile aiuto statale per i senza tetto cronici, che conquistano la loro casa gratuita a suon di ricoveri e dipendenze da droghe, per una fortunata coincidenza di funzionale e dilettevole (o il contrario se pensate sia eticamente più “utile” donare la casa anzichè risparmiare sulle spese mediche).

Inizialmente i fortunati soggetti di ricerca erano appena 17, oggi se ne contano 2.000 e i risultati non sono tardati ad arrivare, con una diminuzione del 74% di mendicanti cronici. Lo Utah si sta preparando a divenire il primo luogo al mondo privo di senza tetto? I presupposti lasciano intendere di no, ma senz’altro diventerà quello nel quale i clochard, secondo gli studi, costano meno alle casse dello stato. Il programma infatti si rivolge alle situazioni “croniche”, come già sottolineato, che riguardano il solo 10% del numero totale dei senza tetto, ma che pesano per ben il 50% delle spese mediche statali.

Croniche sono le condizioni di chi non ha mai una fissa dimora, a differenza di chi si ritrova periodicamente in strada per le più differenti motivazioni, dal sovraffollamento dei servizi di volontariato sociale ai neodivorzi.

Valerio Santori