Con una metafora lunga 145 pagine, Mathias Malzieu è riuscito ad estrarre dalla miniera della sua immaginazione un romanzo unico e originale, una dimensione in cui ogni cosa è possibile, ideale per tutti noi Peter Pan troppo cresciuti.
Con un linguaggio semplice e lineare, secondo lo stile di Excupery, la vicenda ci è narrata in prima persona dal piccolo Jack, un bambino nato con il cuore ghiacciato, in quella da lui descritta come la notte più fredda del mondo. È il 1874 e Malzieu ci descrive, usando come paragoni zucchero a velo e pailette, un’Edimburgo innevata. La levatrice Madeleine ne ha visti di casi strambi, e proprio per la sua esperienza sa come procedere. Mal vista da tutti e considerata una strega per le sue cure alternative, la donna decide di aiutare il piccolo neonato applicando un orologio meccanico al suo torace, in modo che le lancette possano aiutare il suo debole cuore a battere.
Da qui ha inizio il romanzo. La protesi è troppo fragile, come può sopportare un qualcosa di così forte come la rabbia o addirittura l’amore?

Madeleine alleva con diligenza il bambino che intanto cresce al riparo dalle emozioni con impresse nella mente quelle regole che lo tengono in vita.
Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande
lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.”
Ma nel giorno del suo decimo compleanno il nostro piccolo eroe si innamora.

Una cantante andalusa gli fa vibrare il cuore, lo trasporta verso sensazioni mai provate, lo inebria di quell’eccitazione, quell’adrenalina e quel vigore che solo una persona infatuata può comprendere.
Madeleine è furiosa, teme per la sua salute, per il suo bambino cresciuto troppo in fretta tra una strofa e l’altra. Ma Jack è disposto a tutto per lei. Si iscrive a scuola, non si tira indietro davanti alla violenza, ad un rude rivale, alle calunnie dei suoi compagni. Malzieu introduce in un romanzo fantasy e romantico le difficoltà che una persona con handicap deve superare quotidianamente, lascia trapelare come sia tutto semplice fin quando si vive nella propria bolla di sapone, ma come bisogna cacciare le unghie una volta che la si lascia esplodere e non si può più tornare indietro.

Jack per amore intraprende un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca della sua anima gemella, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. Ma la vita è ben diversa da come se l’aspettava.
“Quando ho una crisi di panico, la meccanica del cuore deraglia al punto che mi sembra di essere una locomotiva a vapore a cui si stacchino le ruote in curva. Viaggio sui binari della paura. Di cosa ho paura? Di te, o meglio, di me senza di te. Il vapore, panico meccanico del mio cuore, filtra sotto le rotaie. Madeleine, come mi tenevi al caldo. Il nostro ultimo abbraccio è ancora tiepido, eppure ho già tanto freddo come se non ti avessi mai incontrata il giorno più freddo del mondo. Vorrei tornare indietro nel tempo per deporre quel vecchio rottame del mio cuore fra le tue braccia.” Scrive in una delle tante lettere spedite tra le lacrime.

Il suo sogno almeno inizialmente si realizza e la piccola cantante scopre un profondo sentimento per lui. Ma l’amore è sempre accompagnato da una seconda triste sfaccettatura. L’amore vuole essere nutrito, sincero, vuole una base di rispetto e di passione. Jack è ancora troppo debole perché il suo orologio possa affrontare una battaglia così forte e deve cercare un modo per conciliare la sua natura con una vita insieme alla dolce Miss Acacia, descritta come fosse una bambola, delicata, fragile ma forte e con una sua identità.
Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, La meccanica del cuore è al tempo stesso una coinvolgente favola e un romanzo di formazione, in cui l’autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un’indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità. Si tratta di un romanzo poetico sulla gelosia e la passione, un calco di quegli antichi romanzi cavallereschi trasportato in una realtà differente, in altri luoghi e tempi.
Nell’ultima parte del romanzo c’è un colpo di scena e il messaggio simbolico viene svelato. Madeleine era semplicemente una madre che non viveva all’idea che suo foglio potesse abbandonarla, un giorno. Jack poteva sopravvivere senza il suo orologio, quel dolore insopportabile, paralizzante, intimidatorio, quel peso sul petto, il fiato corto, quel senso di instabilità, i capogiri, non erano dovuti alle lancette: era solo il malessere d’amore di un ragazzino abituato a scappare da ogni tipo di sentimento.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.