Nel corso della storia, l’Inghilterra è sempre stato un enorme calderone di idee e novità, insegnamenti e concetti ripresi poi in tutto il mondo. Sul piano storico, possiamo senza dubbio citare le rivoluzioni combattute durante il XVII secolo, di cui gli inglesi rivendicano l’importanza a livello politico-sociale a discapito della più famosa Rivoluzione francese, avvenuta soltanto nel secolo successivo. Gli inglesi rivendicano anche il primo EXPO nella storia dell’umanità, la Great Exhibition tenutasi nel 1851 a Londra. Insomma, il popolo inglese, almeno nell’età moderna, è stato primo quasi in tutto. Anche il calcio, nella forma “definitiva” con cui lo conosciamo oggi, è stato inventato  nell’800 in Inghilterra. E, ancora oggi, il calcio inglese è un punto di riferimento per i movimenti calcistici di tutto il mondo e dà sempre l’impressione (fondata) di essere un passo avanti. O, forse, un miliardo di passi avanti.

Nelle ultime ore la Premier League ha annunciato che condividerà (“share” è il verbo utilizzato dall’executive chief Richard Scudamore) la cifra astronomica di 1 miliardo di sterline con il resto del calcio inglese. La cifra verrà distribuita nel giro di tre anni e porterà nelle casse di ogni club inglese circa 50 milioni di sterline. Un gesto tale, oggi come oggi, può avvenire solo in Inghilterra: i soldi difatti provengono dai 5,14 miliardi di sterline (cifra record nella storia del calcio) che Sky e BT Sport pagheranno alla Premier per i diritti TV del triennio 2016-2019. Una cifra del genere, così spaventosamente enorme, solo la Premier League può permettersela. «Non potete trovare un altro sport che ha fatto così tanto a livello di solidarietà. Si possono usare altri termini fantasiosi come “ridistribuzione”, ma qui si parla di condivisione. È condivisione nel successo del calcio inglese» ha detto Scudamore.

Gli investimenti mirati verranno investiti in cinque aree specifiche: strutture di base, partecipazione, coinvolgimento dei fan, pagamenti di solidarietà alle serie inferiori e ai gruppi in difficoltà, ovvero a tutti i club costretti ad adottare il salario di sussistenza (9,15 sterline all’ora a Londra e 7,85 fuori Londra) per gli impiegati a tempo pieno per l’inizio della stagione 2016-17. I club hanno votato tutti a favore, nonostante la Barclays abbia già fatto sapere che non rinnoverà l’accordo di sponsorizzazione in scadenza al termine della prossima stagione, spaventata di rilanciare le cifre astronomiche dei colossi Sky e BT Sport. «Questi sono livelli di ridistribuzione senza precedenti nel mondo dello sport, ne beneficeranno tutti i tifosi e le piccole società o quelle in difficoltà». Insomma, tanto per cambiare l’Inghilterra ha dato il buon esempio, con un’idea nuova che potrebbe essere ripresa da altri campionati nei prossimi anni. E, quando sarà, l’Inghilterra avrà tutte le ragioni del mondo per rivendicare anche questo.

Fonte dati\dichiarazioni: Daily Mirror

Marco Puca