Si conclude oggi la Borsa Mediterranea del Turismo alla Mostra d’Oltremare con il tema “I viaggi della fede nella rinascita dei Balcani”.

Si sa che la fede, oltre ad essere una cura per lo spirito, un instrumentum regni per dirla alla Machiavelli, o un “oppio per i popoli” per dirla alla Marx, rappresenta anche il motivo per cui moltissime persone decidono di spostarsi in segno di devozione. Dalla tavola rotonda è emerso un dato interessante: sebbene il turismo religioso non superi il 2,1 % del totale, l’incremento rispetto agli ultimi anni è pari al 48.5 %; per cui, più di 5 milioni di pellegrini porteranno al paese un guadagno di oltre 3 milioni e mezzo di euro, con un occhio di riguardo verso la Campania, soprattutto Napoli, che ospita già diversi gruppi di fedeli.

Papa Francesco
Per l’europarlamentare Fulvio Martusciello, i viaggi religiosi possono costituire “una grande opportunità per la regione”.
I dati statistici, però, attestano che i fedeli in viaggio spendono mediamente 8 euro giornalieri in meno rispetto ad un turista (51 euro il primo e 59 euro l’altro), dunque, per poterli attirare bisognerà anche introdurre misure specifiche in materia di trasporti, ancora troppo alti come suggerisce Angelo Negri, presidente della Bmt; Carmine D’Alessandro, consigliere Confcommercio Imprese per l’Italia, propone, invece, un aumento di scali da e per l’area balcanica. D’altronde, in materia di miracoli, in una regione con un trasporto pubblico al collasso, l’arrivo del papa a Napoli ha permesso di poter usufruire dei mezzi pubblici gratuitamente.

Gli italiani solitamente preferiscono dirigersi verso mete lontane e una delle più ricercate è Mejugorie, ma con il Giubileo 2015, indetto da Papa Francesco con 10 anni di anticipo, il “turismo sacro” si sposterà verso la penisola in maniera decisiva. Secondo Valentina Della Corte, professore associato di Economia e Gestione delle Imprese alla Federico II, “Il pellegrino viaggia prettamente in bassa stagione, contribuendo alla destagionalizzazione delle destinazioni”- e, aggiunge – “La principale motivazione è la visita a luoghi religiosi (santuari, chiese, abbazie e luoghi di culto), non solo per la sacralità del luogo, ma anche per la sua bellezza artistica e culturale. Altra ipotesi d’intervento è operare una differenziazione del target religioso, conoscendo la cultura dei visitatori in arrivo e migliorando i meccanismi di ospitalità”. Propone, pertanto, di incentivare determinate conoscenze in campo culinario, con l’esempio della cucina kosher, che aiuterebbe il processo di avvicinamento alla cultura yiddish, nella prospettiva di un totale abbattimento dei pregiudizi.

turismo e pellegrinaggio
I bastoni del pellegrino

Il pellegrinaggio ha radici antichissime nella nostra cultura, così come in quella islamica dell’Hajj. Ai pellegrinaggi verso Roma e la Terrasanta, nel corso dell’XI secolo la potente abbazia di Cluny, si fece promotrice di un’altra destinazione, la città di Santiago di Compostela in Galizia, dove esiste la tomba dell’apostolo Giacomo. Santiago aveva il vantaggio di unire il flusso dei pellegrini al processo di Reconquista della Spagna allora musulmana.
Nasce in questo periodo anche la tradizione della conchiglia del pellegrino. I pellegrini approfittarono, infatti, della grande disponibilità di questi crostacei sulle coste galiziane e se ne cibavano correntemente, tenendo per ricordo la conchiglia. Il guscio, tra le altre cose, era utilissimo per potersi dissetare attingendo acqua corrente dalle fonti.
Per approfondire: La simbologia del cammino

Sara C. Santoriello

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Rappresentante degli studenti nel Consiglio Didattico di Scienze Politiche all'Università degli studi di Salerno (2015-2017). Consigliere del Forum dei Giovani di Cava De' Tirreni. Membro della Direzione Nazionale dell'Unione Degli Studenti (biennio 2014-2016). Esecutivo di Link Fisciano (2016-2018). Segretaria della CPS (biennio 2011-2013). Reporter per AsinuPress e LiberoPensiero. Per Polis SA Magazine gestisce la rubrica "Around The Corner".