Quanto accaduto al volo Germanwings lascia me e l’intero continente basiti, senza parole. Porre domande retoriche sui motivi e le velleità del disastro sarebbe un inutile crogiolarsi, un attonito commiato alla bruciante realtà della tragedia.

Dietro la strage del co-pilota Lubitz c’è tutto, o quasi, il repertorio delle più imprevedibili e inopinate vicende del mondo occidentale, sempre così emotivamente fragile di fronte al lutto e mai altrettanto sensibile verso le cause che l’hanno provocato.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Il caso umano, la vicenda personale di depressioni e certificati medici occultati, la scarsa oculatezza della compagnia aerea, se vogliamo dell’intero mondo circostante, così cieco da non accorgersi del dramma che si consumava lento e inesorabile, dello stillicidio emotivo di un uomo sul cui operato pendevano i destini di centinaia di vite.

Non ho alcuna intenzione di difendere Lubitz, perché il suo folle gesto contempla la viltà di trascinare con sé 149 persone estranee ai suoi problemi: avrebbe potuto scegliere un cappio ed un capestro, ma non l’ha fatto. Difficile indagarne le motivazioni, scrutarne le derive, troppo morboso indugiare su misfatti e retroscena adesso che 149 tombe soggiacciono al silenzio.

Chi, invece, come al solito non ha saputo optare per la dignità del silenzio è stata l’italietta di sempre, quella che è in grado di rendere ogni avvenimento un macabro ingegno per trarre acqua al proprio mulino, anche a costo di calpestare il dolore delle vittime e accartocciare il pudore in un libretto degli assegni.

Manco a dirlo, la rappresentazione più pragmatica di questa vergogna è giunta da persone e personaggi non nuovi a tale genere di speculazione mediatica: “Schettinen”, titolava il Giornale, in un agghiacciante paragone tra il capitano della Costa Concordia e il co-pilota Lubitz. Sembravano non aspettare altro per dar sfogo alle pulsioni anti-tedesche, per rivendicare la fallacità di un sistema che un tempo ha cosparso d’onta l’Italia e che adesso piomba le sue ombre d’umiliazione sulla Germania.

L'immagine apparsa sul blog di Grillo
L’immagine apparsa sul blog di Grillo

Ma il disastro Germanwings e l’atto di Lubitz sono, naturalmente, distanti anni luce da quanto accadde all’Isola del Giglio. Ci si è messo poi l’immancabile Grillo, che dal suo blog ha fatto pervenire una gelida analogia tra il volo Airbus e il governo italiano, rappresentando Renzi (anzi, Renzie come prevede la terminologia del blog) a bordo di un aereo pronto a far schiantare l’Italia a colpi di riforme.

Sebbene in maniera più sfumata, infine, anche Libero ha ceduto alla tentazione, lasciandosi andare ad una bella sfilza di insulti alla Germania, malcelando il sentimento di rivalsa nei confronti di Angela Merkel utilizzando, di fatto, Lubitz come fantoccio ideologico.

Dunque, la libertà di stampa e di espressione rappresentano diritti inalienabili per ogni civiltà. Del resto, siamo pur sempre quelli che “Je Suis Charlie Hebdo”, o sbaglio? Quelli pronti a strapparsi le vesti e graffiarsi le carni per interpretare al meglio la più stucchevole idea di buonismo – e mai una reale idea di bontà.

Non capisco tuttavia come si possa passare dal cordoglio per le vittime di un attentato allo sciacallaggio mediatico; dall’aria funesta di commiserazione al più becero opportunismo propagandistico. Ma stavolta l’ISIS non c’entra: eppure qualcuno ci aveva provato, ad insinuare il sospetto che Lubitz potesse essere stato sopraffatto dai terroristi.

Ebbene, se il volo Germanwings fosse precipitato per davvero a causa dei terroristi, staremmo leggendo costernazioni e scandalo, crociate ideologiche e invocazioni alla guerra. Ma la realtà è che Lubitz era “soltanto” un povero depresso, e allora val bene scherzare sui centoquarantanove morti che ha causato, se nel contempo si possono tirare un po’ di strali a Matteo Renzi o ad Angela Merkel.

Qui si consuma ed arresta, a mio parere, tutta la scaltra pochezza italiana, la superficialità intellettuale che ci impedisce di essere presi sul serio, la legittimazione a pretendere mai riflessa nella disponibilità morale. E quegli stessi soloni che si scagliano contro l’asservimento mediatico se ne rendono consapevoli fautori, comportandosi da accattoni persino nei confronti delle tragedie.

Buona domenica, lettori cari, e alla prossima.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli
ilbrainch@liberopensiero.eu