A pochi giorni dal sesto anniversario del sisma del 2009 a L’Aquila è arrivata una lettera ai familiari delle vittime del terremoto da parte della Protezione Civile nella quale viene chiesta la restituzione delle somme provvisionali concesse dopo la condanna dei sei membri della Commissione, ora assolti dalla sentenza d’Appello.

La somma di denaro chiesta ai terremotati si aggira intorno ai 7.8 milioni di euro e nell’atto di messa in mora e intimazione di pagamento si chiede di provvedere entro 30 giorni. Nella busta, firmata dal Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, sono contenute un codice IBAN sul quale versare le cifre ”dovute” e le seguenti indicazioni: «Il pagamento dovrà essere effettuato mediante bonifico a favore della Banca d’Italia per l’accreditamento sul conto infruttifero numero 22330 aperto presso la Tesoreria centrale dello Stato e intestato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, quanto alla ricevuta, dovrà essere trasmessa immediatamente allo scrivente dipartimento e anticipata a mezzo fax, oppure per telefono o ancora posta elettronica certificata.»

Gabrielli ha giustificato l’invio della lettera con le seguenti parole «Dovremmo essere tutti più onesti nel prendere visione delle cose mettendo in disparte ogni considerazione sul dolore e le sofferenze delle famiglie delle vittime, che attiene all’uomo Franco Gabrielli, come funzionario ho dalla mia una tempestività mai vista nell’applicazione della sentenza di primo grado senza aspettare la Cassazione: mi sembra ingiusto, perciò, che oggi si dica che dopo la sentenza di secondo grado avremmo dovuto attendere la Cassazione. Non abbiamo chiesto indietro 7.8 milioni, ma abbiamo richiesto indietro, e sono circa 2 milioni, le somme solo per le persone per le quali non sono state riconosciute in secondo grado le responsabilità dei condannati. Terza questione, sono un funzionario dello Stato e devo rispettare le regole: come solerte sono stato nel primo grado, solerte devo esserlo nel secondo. Potevo essere accusato di poca sensibilità se fossi stato intempestivo nel primo grado e non nel secondo, ma con tutta la strumentalizzazione possibile, non è stato così».

Non sono mancate le proteste da parte dei cittadini dell’Aquila, sia per l’ingente somma di denaro richiesta sia per il fatto che la lettera è stata mandata subito dopo la sentenza di secondo grado senza aspettare il terzo grado di giudizio. «La richiesta delle somme è una forzatura: infatti vige ancora la sentenza di primo grado, tutto il resto è sub judice avendo il procuratore generale e le parti civili appellato la sentenza di secondo grado in Cassazione». Così Antonio Valentini, legale di alcune parti civili e colui che ha presentato l’esposto che ha dato via al processo per la condanna a sei anni di carcere per i sette componenti dell’organo consultivo, rei di aver sottovalutato il rischio sismico nella riunione della Cgr. L’avvocato ha poi aggiunto: «Mi sembra che Gabrielli agisca con un certo piglio e una certa determinazione degne di miglior causa. Forse sarebbe stato meglio che la Protezione Civile avesse avuto questo atteggiamento prima della scossa delle 3.32 del 6 aprile 2009» e ha invitato la Protezione Civile a dare il mandato di saldare le spese legali dell’appello.

Vincenzo Nicoletti

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Vincenzo Nicoletti nasce l’11 dicembre 1994 a Vallo della Lucania e si trasferisce con la famiglia a Brescia dove attualmente vive. Da sempre appassionato di lettura, viaggi, diritti umani e ambiente ha sviluppato una forte curiosità per il mondo che lo circonda nelle sue molteplici sfaccettature. Collabora con Libero Pensiero News come coordinatore della sezione Scienza.