I numeri sono abbastanza chiari. Le dipartimentali 2015 hanno decretato l’UMP, il partito di centro-destra, il grande vincitore. All’indomani del voto, proviamo però a fare luce sui numeri e sulla situazione politica odierna in Francia.

Un dato è certo, Sarkozy si è spianato la strada verso le elezioni che decreteranno il nuovo presidente francese del 2017. Hollande, infatti, da queste dipartimentali ne è uscito come il grande sconfitto. Ma, la notizia ancora più sconvolgente è che il Front National guidato da Marine Le Pen, non si è accaparrato nemmeno un dipartimento.

In tanti la davano per vinta, anche lei. D’altronde fu la grande sorpresa delle municipali 2014 e delle elezioni europee dello stesso anno. Però, l’Unione per un movimento popolare (UMP) oggi, difatti, domina il consiglio dipartimentale tanto da dirigere ben 67 dipartimenti. Il PS di Hollande, raggiunge la seconda posizione con il numero di 1.008 consiglieri eletti e dirigerà ben 34 dipartimenti.

Il Front de Gauche ovvero l’insieme del partito comunista e del partito della sinistra, totalizza solo 156 eletti. Numero che però è sufficiente per sorpassare FN che, di eletti, ne ottiene solo 63. Ottimo numero comunque per i frontisti i quali, alle scorse cantonali, si erano riusciti ad accaparrare solo 2 consiglieri.

Il partito di Sarkozy vince anche se al momento il PS sembra essere ancora il partito con più eletti in Francia. Difatti, ne conta più di 18.300, la maggior parte siedono nei consigli municipali. A seguire nella classifica c’è l’UMP con 15.200 eletti e la terza posizione è tenuta dall”UDI, l’Unione dei democratici e indipendenti. Quasi a sorpresa, l’FN, si piazza solo al settimo posto della classifica, con 1.624 eletti in totale.

Numeri che, con le prossime elezioni regionali, potrebbero variare. Sarkozy però sembra essere fiducioso. D’altronde, dalla sua parte, può contare su 268.000 aderenti al partito. Difatti, l’UMP, si classifica primo partito di Francia in quanto a numero di iscritti. A seguire il PS, con i dichiarati 150.000, il PCF che nel 2013 ne aveva contati 130.000 e il Fronte Nazionale che, nello stesso anno, ne contava 80.000.

Giuseppe Ianniello