Qe: volano le borse europee. Ecco perché.

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Il qe (quantitative easing) è stato approvato il 9 marzo dall Banca centrale europea, ma molti di noi non conoscono quali effetti ha ottenuto né quali avrà, mentre molti altri, più semplicemente, non sanno di cosa si tratti perché è un processo economico che pochi talk show si sono preoccupati di spiegare.

In parole semplici: il qe è un’operazione che svolgono le banche centrali – nazionali o continentali, ndr – e consiste nell’acquisto di titoli di Stato dalle banche private di una Nazione, in modo da immettere liquidità nel sistema creditizio e riaprire le linee di credito verso l’economia reale (imprenditori e privati che richiedono mutui per acquistare un immobile oppure un’auto).

È giusto ribadire quali sono i limiti imposti dalla Bce al quantitative easing. Nell’ordine:

  1. Il 92% degli acquisti sarà svolto dalle banche nazionali in base alla percentuale di capitale detenuta nella Bce, ed il restante 8% dalla stessa banca centrale. È doveroso ricordare che sia la banca presieduta da Mario Draghi sia le banche nazionali (come Banca d’Italia) non sono pubbliche, bensì controllate da istituti bancari privati;
  2. Il sistema bancario europeo potrà acquistare fino al 25% di ogni emissione di titoli di Stato e fino al 33% del debito totale di un Paese;
  3. Il qe prevede l’acquisto di 60 miliardi fra titoli di stato, covered bond (obbligazioni garantite), asset backed-security (obbligazioni negoziabili o trasferibili) per circa 18 mesi (totale 1.080 miliardi di euro) e per questo è stato soprannominato dai giornalisti “il super-bazooka di Draghi”. Le obbligazioni trasferibili sono costituite da titoli di credito cartolarizzati e quotati oppure da strumenti derivati (una delle cause dell’attuale crisi);
  4. La durata massima dell’operazione è di 18 mesi, ossia fino a settembre 2016, ma Draghi ha già spiegato “Il piano potrebbe essere prolungato in base ai risultati ottenuti e per raggiungere il nostro obiettivo – un’inflazione vicina al 2%, ndr”.

Intanto il qe ha già fatto registrare la peggiore performance trimestrale dell’euro dalla sua nascita (-11% sul dollaro).

Potrebbe sembrare una notizia negativa, ma era proprio l’effetto desiderato in quanto la svalutazione rende più convenienti le esportazioni e di conseguenza più competitivi i mercati, ma accrescerà inevitabilmente il costo delle importazioni a causa dell’inflazione “artificiale”.

L’effetto positivo sulle borse europee è, però, innegabile, infatti sono tutte in forte rialzo. La borsa più spumeggiante è stata quella portoghese che ha registrato +24,37%, seconda quella tedesca con un +22% del dax 30 (l’indice che contiene la capitalizzazione delle 30 imprese tedesche più importanti), terza Piazza Affari con il suo +21,8%. Più indietro la Francia con un +18%.

I tassi di rendimento dei titoli di Stato sono diminuiti ovunque: i rendimenti dei bund tedeschi si sono dimezzati (da 0,35% a 0,19%); i bonos spagnoli da 1,35% ad 1,26; i Btp da 1,34% ad 1,26. Ciò significa che i mercati attribuiscono minore rischio di insolvenza, rispetto a qualche mese fa, anche ai Paesi europei più in crisi.

Come avevamo già sottolineato, i principali oppositori di Mario Draghi si trovano proprio nella Bce, all’interno del consiglio d’amministrazione: i consiglieri Bundesbank. Infatti il membro Cda, Sabine Lautenschlaeger, ha dichiarato “I bassi tassi prolungati dei titoli potrebbero dar vita ad una bolla speculativa”: uno dei rischi non considerato dagli analisti europei in quanto ritenuto quasi impossibile.

A spezzare gli entusiasmi, però, c’è l’esperimento fatto dalla Bank of Japan che, dopo aver attuato il qe ed aver ottenuto effetti positivi solo nel primo trimestre 2014, disse che l’unica inflazione senza eccessivi effetti ritorsivi è quella dovuta ad aumenti di salario. 

Affermazione che molti considerarono ideologica, ma supportata da dati e ricerche. Infatti i Nipponici notarono che, dopo l’acquisto dei titoli di Stato e la conseguente svalutazione dello Yen, i costi di beni e servizi aumentarono poiché erano inevitabilmente aumentate le spese di importazione prodotti. Allo stesso tempo i salari erano gli stessi, quindi il qe stava registrando un effetto recessivo e deflattivo piuttosto che espansivo.

Come se non bastasse, gli analisti di Unicredit stimano che la deflazione europea ad aprile tornerà quasi sicuramente a crescere dopo il “dato positivo” del -0,1% su base annua di marzo ed il pessimo -0,3% di febbraio.

Fonte: il Sole 24 ore.

Ferdinando Paciolla

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