La riforma della televisione pubblica: il ddl

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LE ANTICIPAZIONI

Lo aveva annunciato il presidente del consiglio e segretario del Partito Democratico: il governo avrebbe preparato un testo di riforma della televisione pubblica. Erano stati esposti anche quali ne sarebbero stati i punti cardine: la riunificazione delle reti televisive in sole tre ( con la creazione di un canale dedicato solo alla cultura privo di pubblicità) e una struttura simile a quella delle s.p.a (aderendo a quelle tesi secondo le quali essa sarebbe garanzia di maggiore trasparenza e responsabilità manageriale). Ieri è stato pubblicato il testo di questa riforma, che tratta soltanto della struttura: è probabile dunque che, come per la riforma del lavoro, la maggioranza intenda procedere a piccoli passi, con più interventi legislativi, con il rischio che questi manchino di una visione organica e strutturale.

IL CONTENUTO: L’AMMINISTRATORE DELEGATO

Attualmente chi dirige la RAI assume la qualifica di presidente. Nel testo di riforma questa figura viene eliminata, e ne nasce una nuova: l’amministratore delegato. Nulla a che vedere con gli incarichi, i poteri e i limiti previsti dal codice civile: nonostante la denominazione, si tratta comunque di un organo pubblico, come tale soggetto al diritto amministrativo. Questi potrà nominare e revocare le nomine di tutti i direttori delle reti televisive e dei telegiornali, i dirigenti di primo e secondo livello; potrà spendere fino a dieci milioni di euro senza dover rispettare le norme del codice degli appalti (ovvero discrezionalmente); potrà consultare i membri del CDA, ma senza alcun obbligo.

IL CONTENUTO: IL CDA

Cambia anche il consiglio di amministrazione: non più 9, ma 7 componenti: quattro saranno nominati dal Parlamento(due dalla Camera, due dal Senato), due dal Ministero del Tesoro e uno dalle rappresentanze dei lavoratori (come accade nel sistema tedesco per ogni singola azienda, anche privata, e non solo pubblica). Sarà questo organo a nominare l’amministratore delegato, che dovrà necessariamente essere un componente interno di nomina ministeriale . La maggioranza dunque degli amministratori sarà nominata dall’organo legislativo: una diversa previsione sarebbe stata possibile causa di pronunzia di incostituzionalità.

IL CONTENUTO: IL CANONE

La riforma prevede anche l’obbligo, entro un anno, per il governo di modificare l’attuale sistema di tassazione. Le modalità sono un mistero: secondo Repubblica Renzi coverebbe il sogno di abolirlo, secondo altri quotidiani (es. Libero) probabilmente cambierà solo la modalità di pagamento ( basta bonifici bancari e code alla posta, sarà possibile farlo comodamente seduti con una app).

Vincenzo Laudani

 

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