Ci sono tante fiction nel panorama della nostra tv. Fiction d’avventura, di cuore. Fiction che raccontano storie d’amore, di coraggio, di solidarietà.

Ieri sera mi sono imbattuta in uno di quei film per la tv che vale davvero la pena vedere e perché no, anche rivedere. Una delle storie più verosimili che la Rai abbia mandato in onda negli ultimi anni.

Una casa nel cuore ha raccontato la storia di Anna una giovane donna come tante con una bella casa, un marito protettivo che l’ha spinta a non lavorare e una figlia di undici anni che adora. Ma un bel giorno suo marito scappa senza lasciare spiegazioni e il mondo di Anna va in pezzi. Scopre che la sua casa è sotto sfratto esecutivo, che degli strozzini cercano il marito, che tutta la sua vita era costruita su menzogne. Ad Anna resta solo la figlia, Aurora. Per lei, la donna si rimbocca le maniche, cerca un lavoro, si mette in lista per un alloggio popolare. I tempi non sono facili, madre e figlia finiscono a dormire in macchina. Ad aiutarla però arriva Francesco, l’impiegato di una Onlus che si occupa di alloggi popolari. La accompagna su di un barcone sul fiume dove si sono rifugiati con il sostegno della sua Onlus altri senzatetto come lei: una sorta comune capeggiata da Augusto, detto l’Imperatore, che cerca di evitare che dalla miseria materiale si arrivi a quella morale. E per lui c’è un solo modo di farlo: sforzarsi in ogni momento di mantenere la dignità. Su questo strano Condominio galleggiante Anna, fra durezze e disagi, scopre anche il bene prezioso della solidarietà. In realtà però la figlia Aurora, che all’inizio si è fatta forza, soffre sempre di più l’anomala situazione e comincia ad entrare in conflitto con la madre, che inconsciamente ritiene responsabile dell’accaduto e spinta anche da una grande gelosia nei confronti di quel “angelo” sceso dal cielo che le sta aiutando, ma che in realtà si sta anche innamorando della madre. Paura, freddo, vergogna e la gelosia verso Francesco hanno il sopravvento sulla ragazzina, che tenta la fuga. Per ritrovarla Anna è costretta a rivolgersi alle forze dell’ordine, che devono prendere atto della situazione in cui vive la piccola Aurora e fanno scattare la macchina dei servizi sociali. Aurora viene data in affidamento temporaneo, Anna si ritrova sola. Le sembra di non avere più ragioni di vita e sta per lasciarsi andare, ma la grave malattia di un anziano e poetico abitante del barcone la rimette in pista. Anna si fa forza, lo assiste, comincia ad essere di sostegno agli altri, cerca incessantemente lavoro e alla fine viene premiata. Ma la già precaria situazione della piccola comunità diventa insostenibile a causa dell’esondazione del fiume. Anna guida i suoi compagni in una protesta che finalmente suscita l’intervento dei media e porta all’assegnazione di una casa provvisoria per tutti loro. Per Anna è la possibilità di riavere con sé Aurora, che è pronta a riabbracciarla. Forse un giorno ci sarà posto anche per Francesco nella sua vita. Ma prima Anna sa che deve imparare a contare solo su stessa.

Anna potrebbe essere, un giorni, chiunque di noi. Ricchi, agiati, felici, infelici, le difficoltà e la miseria non guardano in faccia nessuno. Basta solo alzare la testa, non perdere la dignità, lottare per vivere.

Questa fiction ce lo insegna e io ve la consiglio. A tratti non è semplice, ma è vera e questo è il pregio più grande per una storia raccontata in prima serata su rai uno.

Enrica Leone