Il panorama videoludico non è fatto solo dai cosiddetti titoli tripla A ma conta anche un gran numero di titoli sviluppati da software house indipendenti (Indie) che stanno ottenendo sempre più spazio nel mercato e in molti casi essi riescono ad ottenere un successo di critica e pubblico pari a quello delle serie più note e amate. Quali sono questi titoli e quali sono le ricette per renderli giochi di successo?

LIMBO (2010)
Forse il primo nel grande panorama dei titoli Indie a raggiungere un successo tale da vederne rilasciate più versioni per molteplici console (comprese versioni mobile per IOS/Android). Il titolo è sviluppato nel 2010 dalla software house indipendente Playdead e viene rilasciato inizialmente per PC. Nè la trama nè il gameplay in sè sono molto articolati: Limbo è fondamentalmente un platform 2D in cui il videogiocatore deve guidare un giovane ragazzo in un viaggio per salvare la sorella. Come molti dei titoli indie di successo il gioco punta molto sul comparto estetico: un universo 2D interamente presentato in bianco e nero e fatto di ambientazioni cupe, quasi associabili al genere horror, che mostra complicati enigmi da risolvere e scene raccapriccianti per le numerosi morti cui il giovane andrà incontro. E’ proprio la sua originalità estetica, unita ad un gameplay semplice che si lascia giocare piacevolmente, la fonte del successo di questo titolo ormai diffuso anche tra i videogiocatori più accaniti.

Limbo


The Stanley Parable
(2011)
The Stanley Parable è probabilmente il gioco più introspettivo da molti anni a questa parte. Potremmo definirlo come un meta-gioco, un’avventura che parla di videogiochi all’interno del videogioco e che infrange le barriere che separano voi, il videogiocatore, dalla storia. Quest’ultima è molto semplice: siete al comando di un impiegato, Stanley, dedito a lavorare nel suo ufficio; Stanley ha sempre eseguito ordini ma si trova un giorno senza nessun comando da eseguire. Comanderemo dunque quest’uomo per i suoi uffici e per l’azienda costantemente accompagnati da una voce narrante che descrive praticamente tutte le nostre azioni e che dunque cambierà oggetto a seconda delle scelte che faremo. La natura eccezionale del titolo giace proprio su questo: le scelte. Se ne agli altri videogiochi le scelte erano comunque limitate dalla storia poichè sempre previste dal programma in The Stanley Parable potremmo uscire dagli schemi, ignorare la storia narrata dal nostro narratore onnisciente e addentrarci in situazioni che mettono in dubbio la natura stessa di un videogioco.

the stanley parable

Monument Valley (2014)
Titolo rilasciato nel 2014 da ustwo per dispositivi mobile (IOS/Android) è la prova di come un videogioco possa colpire non tanto per un gameplay o una storia complessa ma anche e soprattutto per il suo comparto visivo. E’ proprio questo ciò che colpisce di questo gioco, nel quale comanderemo una giovane principessa attraverso un regno fatto di architetture impossibili da esplorare e completare; questi edifici e strutture paradossali, la colonna sonora e le ambientazioni fanno immergere il videogiocatore in un universo rilassante e piacevole da vivere che fà talvolta passare in secondo piano la difficoltà o la monotonia degli enigmi da risolvere per proseguire nella storia.

Monument Valley

The Binding of Isaac: Rebirth (2014)
Rilasciato nel 2014 dallo sviluppatore indipendente Edmund McKillen il titolo è un remake dell’omonimo gioco rilasciato nel 2011. Ci vede al comando di un bambino di nome Isaac e riprende la storia biblica del sacrificio di Isacco. Dio ordina infatti alla madre di questo bambino di ucciderlo per provarle la sua fede; il giovane Isaac ascolta la conversazione e riesce a fuggire in una botola che porta alla cantina. Qui giocheremo la nostra avventura dinamica fatta di labirinti cupi e mostri da distruggere prima di poter passare al livello successivo: il tutto rappresenta probabilmente la difficile infanzia che Isaac ha subito non solo a causa dello scarso amore materno ma anche delle umiliazioni dei suoi coetanei  anche se alcuni avvenimenti farebbero pensare più a dei sogni che a dei ricordi. Il titolo ha finali multipli e una longevità pressochè infinita e tiene perfettamente fede alla natura disturbante e cupa dell’originale capitolo datato 2011.

The Binding of Isaac
To The Moon
(2011)
Questo titolo indipendente è il primo lavoro della casa di produzione Freebird Games. To The Moon è la prova che talvolta l’impatto narrativo ed emotivo di una storia, quanto essa riesce a trascinarci o a farci commuovere, sia più importante della grafica o del gameplay che si presenta qui infatti come una semplice avventura dall’alto con stile molto minimal (simile magari ai primi The Legend of Zelda). To The Moon prova a convincere le masse che i videogiochi possono staccarsi dalle”trame alla videogioco” e crearne di eccezionali sotto ogni punto di vista. Nel caso di questo titolo incontriamo due scienziati specializzati, mediante l’uso di un congegno, nell’entrare all’interno delle menti e scatenare una cascata di ricordi di fatti non realmente avvenuti ma volti così a concedere un ultimo minuto privo di rimpianti prima della dipartita di una persona. Attraverso i loro occhi conosceremo il vero protagonista della storia, Johnny, e come misto tra i vari Inception, Se Mi Lasci Ti Cancello e simili, scopriamo il suo desiderio di arrivare alla luna e tenteremo così di realizzarlo.


To The Moon

 

Alex Falgiano