Francia, rottura tra Jean-Marie e Marine Le Pen

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Dopo i risultati delle scorse elezioni dipartimentali, il FN (Front National, ndr) non si è più rialzato. Ora deve fare i conti con le dichiarazioni del fondatore, nonché 86enne, Jean-Marie Le Pen rilasciate al giornale d’estrema destra Rivarol.

Il partito con a capo la figlia di Jean-Marie, Marine Le Pen, stava prendendo un’altra direzione: la tolleranza sembrava un elemento chiave della nuova rotta e le idee sembravano distaccarsi da quelle iniziali del movimento di estrema destra francese. Lo stesso partito passerà altre settimane a discutere sul proprio futuro per decidere definitivamente se sbarrare la strada al padre fondatore Jean-Marie, il quale aveva espresso il desiderio di corsa  alle elezioni di dicembre per la regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Il primo No, infatti, arriva proprio dalla figlia Marine. La situazione era già ambigua e in casa Le Pen si respirava un’aria poco conviviale per via delle tante dichiarazioni antisemite espresse dall’ex leader FN. Quest’ultima decisione, di conseguenza, sembra essere stata presa dopo un’ultima intervista provocatoria in cui il padre di Marine difende il maresciallo Philippe Petain, capo della Francia collaborazionista con i nazisti durante la Seconda guerra mondiale, attaccando poi anche le origini straniere del Primo ministro francese Valls e di molti altri, tra cui Christian Estrosi ed Eric Ciotti dell’UMP (Unione per un Movimento Popolare, ndr): «Siamo governati da immigrati e da figli di immigrati a tutti i livelli». Nell’intervista del 2 aprile su RMC ha espressamente dichiarato che le camere a gas erano semplici «dettagli della storia della seconda guerra mondiale».

La risposta di Marine, dunque, non si è fatta attendere. In un intervista al quotidiano LeMonde ha dichiarato di «essere in profondo disaccordo sulla forma e sul fondo» delle dichiarazioni di suo padre. Una rottura definitiva, dunque, “una crisi senza precedenti” come afferma la stessa Marine Le Pen. «Il suo unico obiettivo –spiega– è nuocermi. Sfortunatamente, però, colpisce l’intero movimento, i suoi quadri, i suoi candidati, i suoi sostenitori e i suoi elettori».

Fino a questo momento mai Marine Le Pen si era scagliata con termini così duri verso suo padre e mai aveva messo all’angolo quella che era la figura emblematica del partito d’estrema destra. «È una crisi senza precedenti» afferma lei, poiché, per la prima volta dal 1972, Jean-Marie Le Pen potrebbe essere messo nella lista nera dal suo partito, dal movimento che egli stesso ha creato. In molti, interni al partito, annunciano la rottura:«Non abbiamo più niente a che vedere con tutto quel che dice Jean-Marie. Io sarei felice se non fosse più presidente onorario del partito. Dovrebbe ormai entrare al museo delle cere» afferma Gilbert Collard.

E, mentre si aspetta il verdetto del partito che arriverà per il 17 aprile, Marine Le Pen, in giornata, ha indetto una riunione nazionale per discutere sulla situazione del padre e proteggere il partito stesso. Probabilmente in questi giorni potrebbe essere anche messa in discussione la sua presenza proprio come presidente onorario.

Giuseppe Ianniello

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