FMI non fa marcia indietro sul mercato del lavoro

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La pubblicazione dell’World Economic Outlook del FMI prevista per il prossimo 14 Aprile presenterà per i media mainstream sovranisti la ghiotta possibilità di inondare l’etere con ulteriore disinformazione e mistificazione a favore delle dietrologie grazie alle quali questi media vengono riconosciuti da una determinata fetta degli utenti come paladini della verità e dell’etica professionale.
L’idea è che nei prossimi giorni sulle pagine delle testate online possano comparire titoli del tipo “La retromarcia del FMI sul lavoro” che al solo scopo di fare click baiting promuovono un’immagine distorta delle istituzioni economiche sovranazionali e del lavoro da queste svolto.
Come da tradizione cominciamo dall’inizio.
Il terzo capitolo del World Economic Outlook (reso disponibile in anteprima sul sito internet del IMF) è dedicato alle prospettive di crescita del Prodotto Interno Lordo potenziale, con questo termine in economia si intende il PIL massimo sostenibile da un’economia nel lungo periodo, quello cioè al quale non si generano pressioni sul processo di determinazione dei prezzi. L’analisi è differenziata per periodi storici e per provenienza geografica dei dati, confrontando tassi di crescita del PIL potenziale nel periodo pre-crisi e nel periodo post-crisi con differenziazione riguardo paesi emergenti ed economie avanzate. Il testo oltre a non essere disponibile in lingua italiana è anche pregno di tecnicismi che ne rendono ardua la lettura e la comprensione, queste in generale sono le caratteristiche della fonte perfetta per generalizzazioni, traduzioni ed interpretazioni strumentali al sensazionalismo che caratterizza il giornalismo di questi giorni.

Il capitolo si chiude con uno specchietto davvero molto interessante che presenta un’analisi econometrica degli effetti delle riforme strutturali sulla produttività in determinati settori, l’analisi viene svolta confrontando i trend pre-crisi con quelli post-crisi per paesi e settori coinvolti da riforme strutturali.
Il modello di stima specificato è il seguente:
∆yijt = β0 + β1∆yLjt + β0(yijt–1 – yLjt–1) + βkk Xk ijt–1 + βlk Xl ijt–1 (yijt–1 – yLjt–1) + α1Di + α2Dj + α3Dt + ε

Dove i,j, e t indicano rispettivamente il paese, il settore e l’anno che caratterizzano il dato, L indica il paese con il più alto livello di total factor productivity (da ora in poi TFP) nel settore j nel dato anno t; ∆yijt indica la crescita della TFP, grandezza che nel modello viene spiegata  dalla crescita di TFP sulla frontiera globale ∆yLjt, il gap tra TFP locale e quello della frontiera globale (yijt–1 – yLjt–1), dal set di politiche e variabili strutturali Xk ijt–1 e dai termini di interazioni con il TFP gap ed infine dalle dummy su paese, settore ed anno, il campione su cui è stata condotta l’analisi consiste nel database annuale industriale di EU KLEMS, riguardante 23 settori in 11 economie avanzate negli anni dal 1970 al 2007.

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I risultati della regressione sono riportati nella tabella integralmente estratta dal documento dell’IMF, come è possibile notare ad ogni coefficiente viene assegnato un p-value che sta ad indicare il livello minimo di significatività per il quale l’ipotesi nulla viene rifiutata, in questo caso H0 è la neutralità della TFP ai vari fattori considerati, il coefficiente riguardante la regolamentazione del mercato del lavoro non rientra in nessuno dei tre livelli di significatività prescelti, attenzione questo non vuol dire che possiamo accettare la neutralità di TFP al diritto del lavoro significa semplicemente che non possiamo rifiutare quest’ipotesi, il dato estrapolato in sostanza ci lascia al livello iniziale di comprensione del fenomeno ed è un’operazione scorretta riempire di significato statistico un dato che ne è privo.

Marco Scaglione

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