Nuova legge in Ucraina: al bando il comunismo

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Ci sono delle domande che, se rivolte a bruciapelo al malcapitato interlocutore, lo lasciano inevitabilmente interdetto nel cercare una risposta che abbia senso e che, soprattutto, possa essere motivata in maniera adeguata e plausibile.

Quand’eravamo bambini c’era chi, in vena di spiritosaggini, ci chiedeva a chi volessimo “più bene”, se alla mamma o al papà. Una domanda il più delle volte destinata a non avere risposta, ed anche un po’ fuori luogo.

Poi siamo cresciuti, e le questioni insolute hanno cominciato ad essere via via più elaborate ed esistenziali. Ne sanno qualcosa gli ucraini, che il 9 aprile si saranno chiesti, con tutta probabilità, chi ha loro fatto più male nel corso della storia, se il nazismo o il comunismo.

Magari qualcuno un’idea se l’è fatta, anche, com’è giusto, in proporzione alla durezza che i colpi che gli (o le) sono stati inferti dall’una o dall’altra ideologia, entrambe storicamente molto attive nell’ex stato sovietico.

Ad ogni modo, giovedì scorso la Rada – il Parlamento ucraino – ha dato il suo contributo per provare a sciogliere qualsiasi dubbio sulla questione, equiparando ufficialmente il comunismo e il nazismo, vietando l’esposizione dei loro simboli e più in generale la loro propaganda.

Il progetto di legge, approvato a larga maggioranza – 254 a favore sui 307 parlamentari in aula – stabilisce anche pene molto severe per i trasgressori, contro i quali verrà comminato l’arresto fino a 5 anni.

Da un punto di vista politico, la decisione si inserisce in un clima di avvicinamento fra Ucraina ed Europa, nell’ambito di un possibile fronte comune contro la Russia, considerato da Kiev alla stregua di paese aggressore.

Le cronache locali riferiscono, inoltre, della nomina di Dimitri Yarosh a consigliere capo di Stato Maggiore dell’esercito ucraino: una scelta da collocare nel quadro di un normale avvicendamento nelle cariche politiche, oppure no? Yarosh è il leader di Settore Destro, un gruppo dichiaratamente neo nazista, che sta raccogliendo sempre maggiori consensi fra gli elettori ucraini.

E dire che alla Rada erano state fatte proposte ancora più estreme politicamente, come quella di far passare una legge sulla nazionalizzazione delle proprietà russe, poi respinta dalla maggioranza.

Il trend politico rimane comunque piuttosto chiaro, e la sua direzione è inequivocabilmente verso una riconsiderazione della storia di questo paese, che dal 1917, anno della Rivoluzione comunista, al 1991, è stata governata da un regime che viene oggi riconosciuto come criminale e “accusato di aver promosso una politica del terrore statale”. Ad onor del vero, è giusto sottolineare come la stessa legge dia la medesima definizione del nazismo.

Vista la delicatezza dell’argomento, non ci permettiamo di entrare, neanche in punta di piedi, nel merito della questione. Da un punto di vista storico, tuttavia, è opportuno ricordare che in Ucraina l’estremismo ha sempre attecchito senza grandi intoppi.

Durante la seconda guerra mondiale, ad esempio, si calcola che furono circa un milione gli ebrei uccisi in Ucraina, dove l’antisemitismo è un sentimento ancora oggi purtroppo molto diffuso. Si pensi, ancora, all’eccidio di Babi Yar, una delle più cruente stragi naziste, sostenute, in quell’occasione, dalla polizia ausiliaria ucraina.

Il periodo comunista, d’altro canto, non regalò mai al popolo ucraino la prosperità economica e il benessere promessi, anzi. Anch’esso caratterizzato da un estremo autoritarismo, la coscienza sovietica è sporcata da un numero spaventoso di morti, il destino che attendeva chiunuque non fosse d’accordo con l’ideologia dominante.

E’ in questo contesto che si inserisce la nuova legge ucraina, che da un punto di vista storico vuole rendere giustizia alle vittime innocenti di entrambe le ideologie, che, applicate all’estremo, hanno inferto all’umanità tutta delle ferite molto gravi, che ancora oggi fanno fatica a rimarginarsi.

Detto questo, non saremmo onesti con noi stessi se non evidenziassimo un’importante differenza ideologica fra nazismo e comunismo. Il primo, orrendo promotore del dominio razziale; il secondo, sulla carta, proteso all’uguaglianza sociale, ma ben presto traditore dei suoi stessi valori, applicati non senza spargimenti di sangue da una classe dirigente ottusa e abbarbicata ai propri privilegi.

Che chi sostiene che l’ideologica nazista e quella comunista si siano somigliate, e che, addirittura, l’uno sia stata logica e diretta conseguenza dell’altra.

Chi non è d’accordo è certamente il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, Efraim Zuroff, che ha definito “oltraggiosa” la decisione del Parlamento ucraino, una “grande bugia che trasforma i carnefici in vittime” e che serve solo a “deviare l’attenzione dei crimini dell’Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo”.

Non si può pretendere che la nuova legge passi inosservata, ed anzi, non ci sorprenderemmo nel dover registrare, nei prossimi giorni, altre reazioni ufficiali da altrettanti esponenti dell’una o dell’altra fazione. Ciò che sarebbe realmente intollerabile, è che una disposizione che autorizzi una così importante – e magari anche opportuna – revisione storica si riveli un pretesto per la proliferazione di altra violenza, di altro odio.

In questo senso, il mondo non ha bisogno, per dirla alla Hobsbawn, di un altro Secolo Breve.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest'ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l'Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l'inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v'è rimedio. Per fortuna.

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