16 maggio 2015: rom e sinti in piazza a Bologna contro un ”nuovo olocausto”

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rom e sinti in piazza

Il 16 maggio, a Bologna, si terrà la manifestazione nazionale di rom e sinti. Ad annunciarlo è stato Giorgio Casadio, presidente della Federazione rom e sinti.

La scelta della data non è casuale: il 16 maggio gli internati di etnia rom e sinti si ribellarono ai nazisti nei lager. Queste le parole di Casadio a riguardo: “Non escludo assolutamente un nuovo olocausto per rom e sinti, se in Europa dovessero andare al potere persone di estrema destra come Salvini”. Il presidente ha affermato di essere molto indignato e preoccupato dalle parole del leader della Lega Nord , che ha proposto ”di radere al suolo i campi nomadi con un preavviso di sei mesi” e ha annunciato di volerlo denunciare alla Corte Europea di Strasburgo per ”aver violato palesemente tutte le leggi comunitarie che impediscono a un politico di alimentare odio e aizzare la gente ad agire  violento contro una specifica comunità creando un clima da pogrom” e di essere intenzionato a chiedere 5 milioni di euro di risarcimento per danni d’immagine che saranno devolute alle comunità sinti e rom in difficoltà.

Replicano Fabio Rainieri e Daniele Marchetti, consiglieri regionali del Carroccio in Emilia Romagna: “Nel nostro Paese, il diritto di manifestare è un diritto sacrosanto che deve essere tutelato e difeso, ma sempre e solo fino a quando non va a ledere diritti altrui. Ora, permettere una manifestazione di piazza che ha come unico scopo quello di attaccare un partito politico presente in tutti i livelli nazionali e sovranazionali è assolutamente fuori dal mondo. Un conto è contestare questo o quel provvedimento, ben altra cosa è scendere in piazza contro un movimento politico. Se poi a farlo sono quei pacifici esponenti dei campi nomadi  che hanno trasformato i campi in fortini dove regnano l’illegalità e dove non c’è legge, è tutto un dire”.

Casadio ha però affermato che la manifestazione non è stata organizzata per attaccare Salvini e il suo partito, ma per far valere diritti che da anni sono calpestati: “Oggi noi non esistiamo,vogliamo essere partecipi nel fare le leggi, dare un contributo alla vita sociale e a quella civile. Siamo obbligati a rinnegare la nostra cultura, la nostra tradizione. Culturalmente siamo annullati, è una politica di esclusione sociale a livello di popolo. Dobbiamo ricordarci che negli anni del nazifascismo successe esattamente questo”.

L’appello di Casadio va quindi sia alla società civile affinchè si impegnino per il rispetto della comunità rom e sinti e sia al Governo affinchè provveda alla tutela dei loro diritti.

Vincenzo Nicoletti

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