Non c’è che dire, quando si tratta di trovate originali noi italiani siamo sempre all’avanguardia: potremmo elencare in questa peculiarità la pizza, il telefono, il Partito Democratico e la moralità spicciola tipica di chi crede di saperne una più del diavolo.

Una spacconeria che, ahinoi, travalica spesso i limiti del buonsenso e del buoncostume, degradando invariabilmente verso stucchevoli messinscene e morbosi accanimenti: è il caso de “il Giornale”, e del suo concetto di giornalismo (quando il nomen non fa l’omen) perlomeno discutibile.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Anzitutto mi scuso, se sembro aver preso di mira la testata di Sallusti nell’ultimo periodo; del resto, è una fonte ricca di spunti e continui suggerimenti per la mia rubrica domenicale – anzi, di questo dovrei quasi essergliene grato.

In un sondaggio lanciato dalle pagine online del loro sito durante la settimana, il Giornale chiedeva se fosse “giusto o no radere al suolo tutti i campi rom”, riprendendo una discussa affermazione di Matteo Salvini, anch’esso fonte vitale per le mie riflessioni, che proponeva il preavviso di sfratto per tutti i nomadi e la successiva distruzione dei campi che li ospitano.

Una frase gettata lì per caso, come la maggior parte di quelle che il segretario della Lega Nord è solito pronunciare; ma neanche tanto. E il vespaio di controcanti non ha tardato ad innalzarsi, suscitando la reazione del Vaticano e addirittura la sospensione per 24 ore da facebook della sua pagina ufficiale. Nelle segrete stanze del Carroccio si mormora che Salvini si sia messo a scrivere all’impazzata sugli attestati di laurea di Renzo Bossi per colmare l’astinenza da social network.

Una provocazione, senza dubbio, di quelle che siamo abituati ad ascoltare ogni giorno; e non è infatti questo il punto. Fa però impressione constatare come il Giornale abbia accarezzato l’enfasi mediatica di questa dichiarazione, sfruttandola in maniera strumentale per propagandare, di fatto, l’odio razziale e la xenofobia. Ai centinaia di commenti piovuti su facebook, molti dei quali inneggianti ad Hitler e Mussolini, si è aggiunto dunque il plebiscito d’intenti verso l’eliminazione materiale dei campi rom – e, lo possiamo dire? Anche dei loro occupanti, con ogni probabilità.

Ora, chiariamoci. Che Salvini fomenti l’odio razziale stemperandolo dietro proposte di fasulla equità sociale, ci può stare: è il suo lavoro (?). Quel che disturba, invece, è che testate di riferimento nazionale, con relativo accesso ai finanziamenti pubblici, speculino su tali dichiarazioni per destare scalpore e monetizzare un populismo di stampo fascista.

Naturalmente, non è la prima né certo l’ultima delle brillanti dimostrazioni etiche di un quotidiano che ha sempre fatto della polemica il suo tratto identitario; ma sarebbe opportuno trovare il coraggio di prendere le distanze da certe posizioni, anziché foraggiarne l’anelito. Sarebbe opportuno per restituire un minimo di credibilità alla stampa, già fortemente condizionata da una crisi profonda sia economica che deontologica. Considerazioni, a quanto pare, ancora del tutto estranee nella redazione di Sallusti.

NeofascistiEsprimere liberamente la propria opinione è un diritto sacrosanto ed un prezioso fondamento della democrazia così come la immaginiamo; lo è anche, d’altra parte, il diritto a non violare la dignità di un’etnia attraverso un facile sciacallaggio mediatico. Proprio noi, che nei confronti di problematiche delicate quali l’accoglienza abbiamo sempre mostrato una debolezza congenita, sbraitando sotto la veste di mamma Europa come un bimbo capriccioso che finisce sistematicamente in punizione.

No che non ci siamo, cara redazione de il Giornale: non è questo il modo di porsi con serietà nei confronti dei lettori, non è questo il modo di trastullarsi ideologicamente sulle pene e le miserie di individui che vivono una condizione di disagio (i rom, non i leghisti); che non sono tutti ladri, assassini e stupratori come invece è comodo far credere.

E sarebbe a questo punto opportuno anche riflettere sulla necessità di introdurre un “codice etico” per la stampa nazionale, in assenza del quale impedire il finanziamento pubblico: perché allora noi, che comunque non riceviamo un centesimo, potremmo rilanciare e proporre un sondaggio in cui chiedere se sia giusto o no radere al suolo i fascisti. Con il valore aggiunto che, a differenza del preavviso di sei mesi proposto da Salvini prima dello sfratto, i fascisti il preavviso l’hanno ricevuto nel 1952 con la legge Scelba e quindi, dopo 63 anni, potrebbero anche togliersi dalle scatole.

Buona domenica, cari lettori, e alla prossima.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli
ilbrainch@liberopensiero.eu

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