Panamá: Americhe a confronto nel vertice OSA

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È andato in scena a Panamá, il 10 e l’11 aprile, il VII Vertice delle Americhe convocato dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), il forum politico che ha come obiettivo il dialogo multilaterale tra le 35 entità nazionali indipendenti del continente americano. Il titolo del summit di quest’anno, «Pro­spe­rità con equità: la sfida della coo­pe­ra­zione nelle Americhe», condensa la persistente questione delle disuguaglianze regionali nel continente ed ha come obiettivo la ricerca di forme di sostenibilità sociale e democratica che facciano fronte alla sperequazione.

CUBA – Secondo la stragrande maggioranza degli analisti politici americani, si tratterebbe del più importante vertice OSA di sempre, a causa della svolta epocale data dalla distensione dei rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti. L’ampia risonanza mediatica esercitata dal forum di quest’anno trova il proprio centro propulsore nello storico incontro tra Barack Obama e Raúl Castro, i quali hanno espresso la volontà di promuovere un dialogo tra i due stati, congelato sin dal 1962.

L’ultimo incontro tra i capi di stato dei due paesi risale addirittura al 1956, anno in cui l’ex dittatore cubano Fulgencio Batista e il presidente USA Dwight Eisenhower si incontrarono, ironia della sorte, a Panama City. Dagli anni ’60 in poi, la storia diplomatica delle Americhe non è stata più la stessa: nel 1962 Cuba, fresca del trionfo rivoluzionario, venne esclusa dall’OSA ed ogni prospettiva di confronto tra l’isola caraibica e gli Stati Uniti fu annichilita.

Quella di quest’anno è la prima cumbre a cui Cuba partecipa dopo la riammissione all’OSA nel 2009. La svolta propugnata da Obama nel dicembre scorso aveva già prefigurato i possibili scenari del summit panamense concentrando le attenzioni sulla possibilità di sollevare l’embargo, riaprire le ambasciate nei rispettivi paesi, ed eliminare Cuba dalla black-list dei paesi pro-terrorismo.

Guardiamo al futuro, questa è un’occasione storica. Non sono interessato a combattere battaglie iniziate prima che nascessi. La guerra fredda è finita da tempo”: queste le parole di Barack Obama, a cui hanno fatto eco quelle di Castro, che ha definito il presidente USA “un uomo onesto” che “non è responsabile per i dieci Capi di Stato che lo hanno preceduto“.

Le piccole tappe, che dal dicembre scorso ad ora, stanno segnando il disgelo tra Washington e l’Avana, portano con sé l’ottimistica fiducia nel fatto che i due paesi possano riavvicinarsi preservando le specifiche divergenze, considerate conciliabili per la prima volta dopo più di 50 anni.

A chi vede in questa rinnovata concordia il preludio ad uno svilente asservimento dell’isola all’economia di mercato che cancelli mezzo secolo di storia cubana, ha risposto Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina: “Il riavvicinamento costituisce un trionfo della rivoluzione cubana. Obama ha detto che non gli piace la storia, ma la storia ci aiuta a capire quello che succede. Se Cuba è seduta oggi con noi è perché ha lottato durante 60 anni con una dignità senza precedenti“.

Ma la stretta di mano tra Obama e Castro ha rappresentato, se vogliamo, una semplice vetrina del processo di distensione tra i due paesi, materiale fotografico per i libri di storia dei decenni a venire. Il vero incontro diplomatico tra Cuba e gli Stati Uniti è stato messo in atto dal Segretario di Stato statunitense John Kerry, e il Ministro degli esteri cubano Bruno Rodríguez, i quali hanno tenuto dei colloqui a porte chiuse a Panama City.

La coerenza d’intenti mostrata da Obama durante il vertice ha trasceso la questione cubana per abbracciare un discorso più ampio riguardo la secolare ingerenza degli Stati Uniti negli sviluppi politici dell’America Latina. “I giorni in cui la nostra agenda in questo emisfero prevede che gli Stati Uniti possano intromettersi impunemente sono finiti” ha dichiarato il presidente USA, rompendo in maniera brusca con la linea politica dei suoi predecessori che, mutuando le parole di Kissinger, vedevano l’America Latina come il proprio “cortile di casa“.

VENEZUELA E ALTRE AMERICHE – Dal VII Vertice delle Americhe sembra essere emerso il fatto che ad una distensione delle relazioni con Cuba, si sia contrapposto un incrinarsi sempre più drastico degli equilibri tra Stati Uniti e Venezuela.

Alle critiche mosse da Obama nei confronti del governo di Caracas, da lui considerato una minaccia per la sicurezza globale, ha risposto la Cancelliera venezuelana Decly Rodríguez, proponendo agli Stati Uniti un dibattito pubblico sui diritti umani articolato in otto punti.

Lo scontro tra Obama e il presidente Nicolás Maduro si è svolto prevalentemente sul campo degli accordi commerciali: Maduro ha proposto al presidente panamense Juan Carlos Varela l’incorporazione del paese nella cooperativa energetica Petrocaribe presieduta dal Venezuela, mentre Obama ha prospettato ai leader dei paesi di CARICOM (Comunidad del Caribe) un’alternativa alla centralità di Caracas nel blocco di mercato.

Parole a sostegno a Nicolás Maduro sono giunte dalla sua omologa brasiliana Dilma Rousseff, la quale ha sottolineato le volontà di dialogo e distensione del governo di Caracas, e fornito ulteriori conferme del momento tensivo che i rapporti diplomatici tra Brasile e Stati Uniti stanno vivendo. In seguito all’operazione di spionaggio di Edward Snowden, infatti, il monitoraggio dell’impresa di stato Petrobras da parte della National Security Agency è saltato fuori, portando alla decisione della Rousseff di annullare i viaggi verso gli USA previsti in agenda.

La maggioranza dei discorsi più tesi si sono concentrati nel parallelo Vertice dei Popoli (Cumbre de los Pueblos), uno su tutti quello riguardante la polemica tra i delegati cubani e fazioni di esuli anticastristi, a cui sono seguiti tafferugli. A seguito di ciò, nel proclamato intento di non instaurare “nessun dialogo con la controrivoluzione“, la delegazione cubana ha disertato la cerimonia di chiusura in segno di protesta contro quelli che sono stati definiti “mercenari pagati per sovvertire il nostro sistema e venduti ai nemici storici della nostra nazione“.

Cristiano Capuano

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Cristiano Capuano nasce a Napoli il 21 Febbraio 1992. Sin da bambino impara a viaggiare per motivi familiari ed acquisisce determinanti esperienze formative nel sud-est asiatico (Thailandia e Indonesia). La passione per i viaggi è la costante di una vita e determinerà il suo interesse per mondi e culture più o meno lontani; questa passione lo condurrà, nel corso degli anni, in giro per l'Europa, l'Asia e l'Australia. Dopo il conseguimento del diploma presso il Liceo Linguistico Pasquale Villari di Napoli, si trasferisce a Bologna nel 2011, immatricolandosi al corso di laurea triennale DAMS dell'AlmaMater. I suoi principali interessi ruotano attorno ad arti visive, cinema, musica, viaggi, letteratura e antropologia.

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