In Campania ed in Sicilia si gioca una partita molto difficile all’interno del Partito Democratico, in questi luoghi le scadenze delle amministrative si avvicinano inesorabilmente e le sezioni locali non hanno ancora ben compreso chi sarà il candidato sindaco per la propria città. Ercolano, Giugliano, Pomigliano, Enna ed Agrigento sono al centro delle dispute tra singole fazioni del partito tanto all’interno delle segreterie, quanto all’esterno non c’è univocità, candidati a sindaco fortemente contestati anche dalla base.

Polemiche soprattutto per alcuni nomi considerati «impresentabili», non puliti, politicamente scomodi perché in alcuni casi sostenuti sostenuti da forze politiche tradizionalmente a destra della barricata. Una situazione che infastidisce Renzi e da alla direzione nazionale molti problemi, perché le sezioni locali non sembrano essere in grado di risolvere da sole queste lotte, per cui senza riguardo degli interessi del partito, ognuno partecipante cerca di difendere la propria poltrona.

Nessuno disposto a mettersi di lato, con il risultato, temuto dal segretario, di lacerare un partito già instabile e soprattutto danneggiare l’immagine dello stesso, con degli effetti negativi anche a livello nazionale. Si sa, i candidati indagati o litigiosi non sono proprio la pubblicità migliore per chi ha basato la propria ascesa politica sull’idea di rottamare i vecchi vizi della politica, che sembrano ormai attanagliare un partito sempre più fragile, nonostante i buoni consensi elettorali. Ed ecco che si convoca per oggi pomeriggio una riunione d’emergenza in cui Matteo Orfini, Lorenzo Guerini, Valentina Paris, e lo stesso Matteo Renzi dovranno convenire, se non sulla soluzione, almeno sul metodo da adoperare per fermare questa guerra fra bande. Di certo non è facile muoversi tra questioni così diverse fra loro, sciogliere dei nodi come questi è pesante e non basterà la «velocità renziana» a mettere d’accordo centri di potere così eterogenei.

In Sicilia comunque qualche idea c’è sia per Enna che per Agrigento: superare le primarie e proporre dei nomi meno scomodi. Certo, convincere Vladimiro Crisafulli, segretario provinciale di Enna, famoso per la sua capacità di vincere nel territorio «anche con il sorteggio»  (ipse dixit) non sarà affatto facile. Smuovere questa mirabolante macchina elettorale, già dichiarata «impresentabile» dall’allora segretario democratico Pierluigi Bersani, non è neppure così conveniente; tanto che non è un caso che il segretario regionale Fausto Raciti ed il presidente Marco Zambuto, abbiano esplicitamente chiesto a Crisafulli di essere il candidato sindaco, con buona pace di Pif e di chi ricorda che su questo nome pesano delle vecchie, ma in realtà superate, inchieste giudiziarie, nonché un appoggio da parte di alcuni esponenti ex Pdl ed Udc. Ad Agrigento poi c’è la storia di quella «grande ammucchiata» (non è possibile definirla diversamente, ndr) in cui le primarie le ha vinte il patron dell’Agrigento Calcio, nonché uomo di Dell’Utri, Silvio Alessi, il quale è comunque pronto a candidarsi da solo, scomuniche a parte.

Ma se in Sicilia qualcuno ha una seppur minima idea di come chiudere le suddette vicende, in Campania, l’ombra del Vesuvio sembra oscurare qualsivoglia spiraglio di luce. Ma andiamo con ordine: ad Ercolano la base sembra in rotta di collisione con il partito, mentre a Giugliano il vincitore delle primarie rischia a breve un rinvio a giudizio per una storia di finanziamenti regionali, risalente al 2008. Ercolano non regala al partito l’immagine migliore possibile: il 90% degli iscritti che non vuole sottostare ad una candidatura calata dall’alto come quella del renziano Ciro Bonajuto, che a Roma volevano senza alcuna discussione. E allora si occupa la sezione locale «Lenin» e si chiede a gran voce la candidatura del presidente del circolo cittadino: Antonio Liberti, appoggiato anche dalla giunta uscente.

Ed è dura per Roma tenere fede alla linea inizialmente programmata, anche perché, se salta la baracca si perde una roccaforte, un avamposto elettorale che ha fatto segnare il 46% alle scorse europee. Oltre che dagli iscritti al PD, Antonio Liberti incassa l’appoggio di Massimo Paolucci, Giorgio Piccolo e Andrea Cozzolino. Con Bonajuto invece Pina Picerno e Franco Nicodemo. Per il segretario provinciale, Venanzio Carpentieri, sarebbero ipotizzabili nuove primarie per il fine settimana. Accanto ad Ercolano altre due realtà altrettanto difficili sono quella di Gugliano e Pomigliano. A Gugliano il candidato sindaco che ha vinto le primarie Antonio Pennacchio, rischia il rinvio a giudizio per i fatti dei finanziamenti regionali del 2008 e, contro i «gufi» che ricordano come tutti gli altri imputati siano già sotto il torchio della magistratura, si dice convinto di voler «andare avanti con serenità, consapevole di non avere alcuna resposabilità». A Pomigliano invece ha vinto il sindaco uscente Michele Caiazzo con un distacco di soli tre voti dall’altro candidato, Vicenzo Romano, il quale ha invano tentato di ottenere il riconteggio delle schede, avvelenando un’aria già abbastanza pesante per il PD campano.

Riusciranno dunque i romani a sanare le ferite di un partito sempre più diviso da Roma in giù?

Antonio Sciuto

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