La Terraingiusta: quanto sfruttamento dietro al made in Italy?

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Stando al rapporto ”Terraingiusta” emesso di recente dall’associazione ”Medici per i diritti umani” (MEDU) la maggior parte del made in Italy agroalimentare viene prodotto in condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti. I membri di Medu si sono spostati nelle varie campagne italiane e in particolare in Campania, Basilicata e Puglia per svolgere la loro inchiesta e per fornire assistenza medica ai braccianti.

Dai dati è emerso che la maggior parte degli immigrati che lavorano nelle campagne hanno permessi di soggiorno regolari. Non si tratta quindi di clandestini, ma di persone in regola o di rifugiati che purtroppo sono finiti in condizioni di schiavismo moderno. “La percentuale di migranti in condizione di irregolarità è risultata trascurabile nell’Agro Pontino e nel Vulture Alto Bradano; ridotta a non più di un quarto dei migranti assistiti nella Piana del Sele e nella Piana di Gioia Tauro” spiega il team Medu, che ha intervistato 788 migranti.

La maggioranza dei braccianti stranieri intervistati ha dichiarato di lavorare in nero e di essere sottopagati. I contributi versati sono inferiori a quelli effettivi e le paghe sono tutt’altro che legali. Orari eccessivi, scarsa igiene e sanità, accesso difficile alle cure: queste sono le condizioni di lavoro dei migranti.

Nei rari casi in cui c’è un contratto il bracciante lavora sotto filiera di sfruttamento e subappalti di grandi gruppi commerciale e tramite un caporale, che fa da intermediario. “Il caporale è strumentale nella filiera dello sfruttamento all’interesse del datore di lavoro per sfruttare la manodopera e mobilitare un gran numero di lavoratori in poco tempo” spiega Alberto Barbieri, coordinatore di Medici per i Diritti Umani.


A peggiorare ulteriormente la situazione è la condizione abitativa dei lavoratori. Baraccopoli, tendopoli e casolari sono gli standard. Alcuni vivono in decine di persone in case di pochi metri quadri e con scarsi servizi igienici.

Dal rapporto ”Terraingiusta” emerge quindi che le normative sono inadeguate, ma vien fatto molto poco per garantire il rispetto dei diritti dei braccianti migranti. Il team di Medu ha proposto delle strategie contro lo sfruttamento, rilancio dell’agricoltura in particolare in alcune zone del Sud Italia, accoglienza e situazioni abitative migliori e garantire ai lavoratori un accesso al Sistema Sanitario Nazionale. Si auspica che queste proposte vengano accolte da chi di dovere.

Vincenzo Nicoletti

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