BDS: “Cartellino Rosso all’apartheid israeliano!”

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Flavia Lepre ha voluto raccontare a Libero Pensiero la storia di un movimento che sta crescendo e vede la necessità di imporsi sempre di più sui territori come realtà globale e in lotta per la difesa dei diritti umani. Parliamo del movimento pro palestinese BDS, acronimo di “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”. L’attivista, nello specifico, ha voluto ricordare la storia con cui è nata la campagna sportiva “Cartellino rosso all’apartheid israeliana”.

Era il 2013 quando il BDS lanciò la campagna di boicottaggio per l’espulsione di Israele dalla UEFA. La storia da denunciare è stata ricapitolata sulla pelle di un calciatore della Striscia di Gaza, Mammuth Sarsac, il quale fu ingaggiato da una squadra della Cisgiordania, e nonostante avesse tutti i permessi per viaggiare liberamente venne arrestato a Rafah, per poi essere sequestrato tre anni interi, in detenzione amministrativa. Questo tipo di pena per lo Stato d’Israele non vede capo d’accusa, così il prigioniero è stato letteralmente tenuto in ostaggio senza poter neanche essere difeso da un avvocato. Sarsac fu  liberato solo dopo l’inizio di uno sciopero della fame durato circa tre mesi, a cui aderirono altri 1000 prigionieri palestinesi.

La detenzione amministrativa eseguita dallo Stato d’Israele viola la IV Convenzione di Ginevra dei Diritti Internazionali, e come rilascia Flavia Lepre “ci siamo trovati di fronte ad uno stato oppressore ed ambasciatore di razzismo.” Inoltre, una volta costituitosi il Parlamento Palestinese, una delle parlamentari, Khalida Jarrar, “fu deportata al tribunale israeliano con la stessa formula: detenzione amministrativa, senza capo d’accusa e senza possibilità di difesa. Ai palestinesi è stata negata una rappresentanza politica!”

C’è dell’altro: Michel Platini propose lo svolgimento del Campionato d’Europa Under 21 proprio ad Israele. L’IFA è considerato un organo dello Stato e recepisce finanziamenti economici, nonostante si avvalga della presenza di ben cinque squadre di colonizzatori. Proprio per l’illegalità e la regressione politica infiltratasi nel mondo dello sport, il 20 Maggio 2014, Jibril Rajoub, politico palestinese e Presidente PFA, chiese la sospensione della competizione IFA dalla FIFA, ma senza ricevere alcun appoggio, questa si tenne come prestabilito. In merito, il BDS dichiara che “La FIFA ha il dovere morale di prendere posizione contro la repressione israeliana e contro i suoi atti di razzismo anche nello sport.” Mentre l’esclusione di Gerusalemme da parte della UEFA per l’Euro 2020, ha confermato solo in parte una vittoria per gli attivisti.

Con la campagna di sensibilizzazione sportiva Cartellino Rosso all’apartheid israeliana, il BDS continua a rivendicare la libertà di circolazione dei calciatori e dello staff palestinese, con rispettiva libertà di importazione per le attrezzature; lo sviluppo delle infrastrutture calcistiche in Palestina, misure di contrasto alle politiche razziste dell’IFA e l’immediata esclusione dei club calcistici insediati illegalmente in Cisgiordania. 

Il Movimento BDS, dunque, continua la propria campagna attua a sensibilizzazione le condizioni di predominazione sulla Palestina. Gli obbiettivi nazionali e internazionali sono quelli di mettere fine all’occupazione israeliana, sovvertire le leggi di discriminazione utilizzate contro i palestinesi che vivono sul territorio israeliano, e sancire il diritto di ritorno a coloro i quali sono stati sfrattati, come previsto anche dalla risoluzione ONU 194, con rispettivi risarcimenti individuali.

Alessandra Mincone

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