Che gusto c’è a fare l’arbitro: la vita di Nicola Rizzoli nel libro scritto con Francesco Ceniti

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Sentirsi arbitri è differente dall’essere arbitri. Sentirsi arbitri significa anche gioire per le soddisfazioni dei colleghi, ben consapevoli dei tanti sacrifici e delle enormi pressioni che si è costretti a sopportare giornalmente.

Copertina del libro a cura di Francesco Ceniti: "Nicola Rizzoli. Che gusto c'è a fare l'arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi"
Copertina del libro a cura di Francesco Ceniti: “Nicola Rizzoli. Che gusto c’è a fare l’arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi”

La finale dei Mondiali in Brasile ha rappresentato un momento di emozione che solo chi si sente arbitro può comprendere poiché si è trattato del coronamento di un lunghissimo percorso di cui quasi nessuno è a conoscenza. E quale può essere il modo migliore di far conoscere la lunga strada per arrivare alla finale dei Mondiali se non ripercorrerlo con lo stesso Nicola Rizzoli, il nostro arbitro in campo al Maracanà di Rio de Janeiro?

Abbiamo, pertanto, dialogato con Francesco Ceniti, giornalista della Gazzetta dello Sport che ha affiancato Nicola Rizzoli e che ci ha anticipato alcune curiosità, spaziando anche su temi che riguardano il mondo degli arbitri.

Ciò non stupisca dato che Ceniti, ormai da anni, rappresenta la migliore espressione del giornalismo sportivo in materia, profondo conoscitore del mondo AIA e, soprattutto, esperto di un argomento che molti sottovalutano: il regolamento del gioco del calcio.

Ciao Francesco, andiamo subito al punto dell’argomento: perché hai deciso di aiutare Nicola Rizzoli nella stesura del libro?

“Beh, l’idea è nata dopo il Mondiale. Fischiare quella gara lo ha iscritto in un club ristretto, resterà sempre nella storia del calcio. Ma noi partiamo dal momento più alto della carriera di Nicola per tornare indietro, fino agli esordi e anche prima, quando il giovane Rizzoli voleva fare il calciatore e non certo l’arbitro. E’ un modo per far conoscere tutti gli aspetti, e sono tantissimi, di una passione (perché fare l’arbitro è una passione forse ancora più forte di chi aspira a diventare un giocatore) vera, genuina, che merita rispetto. Ecco, questa è la parola giusta: rispetto, parola sconosciuta a chi va a vedere le partite, magari tra due squadre di ragazzi, e considera un nemico chi si muova in campo con un fischietto.”

Tu, ormai da anni, ti occupi di arbitri. Lasciando da parte, per un attimo, il volume in uscita il 7 maggio edito da Rizzoli (non poteva essere altrimenti…), come è cambiata la tua prospettiva sulla nostra attività da quando hai cominciato ad interessarti di tecnica e di mondo AIA?

“E’ cambiata molto. Prima ero anche io “vittima” di stupidi pregiudizi. E soprattutto la cosa più simpatica è questa: da giocatore di calcio, 20 anni tra Promozione, Eccellenza e anche qualche passaggio in C2, ero un vero rompiballe verso gli arbitri. Protestavo sempre, perché subivo molti falli (ero un regista vecchio stampo) e non mi sentivo tutelato. Spesso finivo per essere ammonito o addirittura espulso. Insomma, dicevo pesta e corna degli arbitri. Adesso li difendo: se lo meritano.”

Nel libro si discuterà anche delle prospettive future del ruolo? Viene affrontato, per esempio, l’annoso argomento della tecnologia in campo?

“Si discute di molte cose, degli aspetti più nascosti e anche di alcuni segreti che Nicola ha acquisito con l’esperienza. Insomma, i trucchi del mestiere per puntare in alto, anche se lo stesso Rizzoli spiega come la fortuna sia una parte fondamentale nella carriera di un arbitro. Non abbiamo affrontato aspetti relativi alla moviola in campo, ma l’idea di Rizzoli si capisce bene…”

Quali sono, a tuo parere, gli elementi dell’associazione che dovrebbero essere migliorati?

“Faccio il giornalista e quindi sono molto sensibile alla comunicazione. Credo che questo aspetto sia il punto dolente: gli arbitri non hanno la possibilità di spiegare il perché hanno preso una decisione, come mai hanno visto una cosa piuttosto di un’altra. Non va bene tenerli chiusi nel loro mondo. Andava bene negli anni Ottanta. E paradossalmente erano più liberi negli anni Settanta, con Concetto Lo Bello che poteva andare in Rai per parlare dei suoi errori. Credo che gli arbitri debbano essere lasciati un po’ più liberi. Non l’anarchia totale, ma neppure la clausura odierna.”

Francesco Ceniti: autore del libro: "Nicola Rizzoli. Che gusto c'è a fare l'arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi"
Francesco Ceniti: autore del libro: “Nicola Rizzoli. Che gusto c’è a fare l’arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi”

Conosci ed hai conosciuto un gran numero di arbitri, credi che la categoria (perlomeno negli elementi a disposizione della CAN A) sia pronta per un confronto diretto con stampa e televisioni? 

“Sì, anche se un filtro ci vuole. Una figura che gestisca il traffico, l’ufficio stampa dell’Aia dovrebbe occuparsi di questo aspetto.”

Torniamo al libro. E’ solo una cronistoria della vita arbitrale di Nicola oppure avete approfondito anche questioni tecniche che potrebbero essere utili per i giovani ragazzi che si affacciano all’attività?

“Il libro è davvero ricco di storie, retroscena, fatti e momenti particolari. Un giovane arbitro può trarre tanti spunti utili e soprattutto toccare con mano come si può poco alla volta diventare l’arbitro della finale Mondiale. Sono molto belli e coinvolgenti i momenti no che Nicola racconta, tante volte si è chiesto chi glielo faceva fare ad andare avanti, tante volte si è trovato a un passo da dire basta, aveva una lettera di dimissioni già pronta anche quando era famoso, dopo l’episodio con Totti. Lì è andato vicinissimo a mollare, non è successo perché… beh, nel libro è spiegato!”

Riesci a definire, in poche righe, Nicola Rizzoli? 

“Diretto, preciso come solo un architetto può esserlo, sensibile e permaloso. Ma questo è un difetto di tutti gli arbitri… Ah, è anche molto simpatico e un bravo calciatore. Ma qui vado sulla fiducia, non l’ho mai visto all’opera. Ma se non lo dico si offende…”

Siamo arrivati alla conclusione e voglio chiudere questa “intervista al contrario” con la più scontata delle domande: perché leggere questo libro?

“Parafrasando De Gregori, perché un arbitro non si giudica da un rigore dato oppure no. La vita di un arbitro è tutta da scoprire. Il libro su Rizzoli è un buon inizio…” 

Scheda Francesco Ceniti

Francesco Ceniti in conferenza con la madre di Marco Pantani
Francesco Ceniti in conferenza con la madre di Marco Pantani

Nato a Roma nel 1969, giornalista professionista, dal 2003 in Gazzetta dello Sport si occupa di arbitri e di inchieste in ambito sportivo. E’ autore di diverse opere, in particolare del libro / inchiesta “In nome di Marco” incentrato sulla figura dell’indimenticabile Marco Pantani. Nel 2004 ha pubblicato anche il romanzo “I cassetti perduti”, a fine maggio uscirà un libro dedicato al trentennale della strage dell’Heysel, scritto assieme ad un tifoso sopravvissuto al massacro. Sposato con Mirella, è padre di tre figli.

Scheda Nicola Rizzoli

Nato nel 1971, architetto, ha esordito in Serie A nell’aprile 2002. Nominato per quattro anni consecutivi miglior arbitro italiano (2011, 2012, 2013 e 2014) e miglior arbitro del mondo nel 2014, ha diretto 200 partite nella massima serie e, tra le altre, a livello internazionale, la finale di Europa League nel 2010, quella di Champions League nel 2013 e quella degli ultimi Mondiali brasiliani.

Fonte immagine in evidenza: google.it

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Luca Marelli

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