Come funzionerà la nuova legge elettorale?

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«Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dall’impossibilità di governare dei governi democratici»: queste parole non sono state dette da qualche esponente della maggioranza pronto ad alzare le barricate in difesa della futuribile legge elettorale, ma da Piero Calamandrei, un padre costituente tra i più citati e più seguiti (purtroppo, solo formalmente). Con queste brevi parole vorrei iniziare il mio modesto contributo, volto ad esplicare il meccanismo della nuova legge elettorale: la necessità di avere una maggioranza stabile, ma nel contempo rappresentativa, è un principio basilare che deve essere seguito da qualsiasi legislatore intenda decidere le modalità di elezione dei rappresentanti del popolo. La maggioranza governativa ha deciso di perseguire questo obiettivo, ma sembra aver dimenticato (almeno secondo insigni costituzionalisti quali Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà) un principio ben più importante: quello di assicurare la piena libertà decisionale dell’elettore, libertà decisionale che presuppone la indicazione dei propri rappresentanti.

Come funzionerà la nuova legge elettorale?

LA PRESENTAZIONE DELLE LISTE

1. La lista dovrà essere composta da metà uomini e metà donne: una decisione volta a garantire che, all’interno dei partiti, si creino discriminazioni che escludano le minoranze di genere dalla competizione elettorale. La sanzione, nel caso in cui non si rispettino tali parametri, è la più grave: l’inammissibilità della lista, che dunque non potrà concorrere alla competizione elettorale.

2. Nessun candidato deve essere presente in più liste. Un principio che apparirebbe scontato, ma che non lo era in precedenza: il candidato poteva presentarsi in più circoscrizioni, aumentando i voti per il proprio partito. La decisione non è stata perseguita fino in fondo: i capilista possono ugualmente essere candidati in più regioni (cui prodest?).

IL VOTO

1. Tornano le preferenze: l’elettore potrà votare anche 2 candidati, ma in tal caso almeno uno deve essere di sesso diverso dall’altro, pena la nullità del voto. Un’altra norma volta a favorire la parità di genere, già stata sperimentata nelle elezioni amministrative.

2. Anche la scelta della reintroduzione delle preferenze sembra essere stata fatta con non troppa convinzione (una scelta obbligata, data la sentenza della Corte Costituzionale): i capilista sfuggono alla competizione, avendo la garanzia di entrare in parlamento grazie ai voti rivolti al proprio partito. A pensar male, l’obiettivo sarebbe quello di consentire ai segretari dei partiti di esercitare pressioni e favorire i propri fedelissimi; a pensare bene, sarebbe quello di assicurare una stabilità interna ai gruppi parlamentari.

3. I collegi saranno plurinominali e pari a 100. Ovvero, ogni parte del corpo elettorale eleggerà più candidati in proporzione al numero di aventi diritto. La norma era stata oggetto di contestazioni da parte della minoranza democratica: i collegi uninominali, cari al PCI, sarebbero in grado di evitare, o almeno arginare, la prassi del “voto di scambio” e del ricorso ai “signori dei voti” (soggetti che, avendo rapporti con un candidato, sono in grado, tramite pressioni o sfruttando le proprie innate abilità, di convincere un elevato numero di elettori a votarlo).

LA RIPARTIZIONE DEI VOTI

1. È prevista una soglia di sbarramento del 3% alla Camera. I partiti che non raggiungono tali percentuali di voto non hanno accesso al Parlamento.

2. Premio di maggioranza al 40%: chi ottenga tale soglia raggiunge, alla sola Camera dei deputati, la maggioranza assoluta: 340 parlamentari. Improprio paragonare tale decisione alla nota “legge truffa” di degasperiana memoria: c’era sì il premio di maggioranza, ma per chi ottenesse la maggioranza dei voti (il 51%). Meno labile, ma pur sempre inesatto, il paragone proposto da alcuni con la legge Acerbo (il meccanismo elettorale che consegnò, sotto la monarchia, la maggioranza parlamentare a Benito Mussolini): tramite essa con il 25% dei voti si ottenevano i 2/3 della Camera.

3. Nel caso in cui nessuno ottenga il 40% dei voti, si andrà al ballottaggio tra le due liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti. L’elettore potrà sbarrare il simbolo di una delle due. La lista che otterrà più voti durante tale turnazione elettorale guadagnerà il premio di maggioranza.

Vincenzo Laudani

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