La disonesta onestà dei sindaci campani

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L’occasione fa l’uomo stranamente intelligente. Appigliandosi a dei semplici cavilli – multa non pagata, buca non riparata o conflitto di interessi – dei sindaci campani si sono autosospesi dalla loro carica. Sembrerebbe un gesto nobile e, soprattutto, onesto, ma non bisogna fermarsi di fronte alle apparenze: il loro scopo è quello di candidarsi per la campagna elettorale in Campania. Ne è un esempio Vincenzo Caso, sindaco di Frattaminore, la cui auto è stata sorpresa in divieto di sosta. Il sindaco fa così causa al suo stesso comune ma come può rimanere in carica? Non può. Così come nemmeno Francesco Alfieri, sindaco di Agropoli, ha potuto continuare la causa contro se stesso per una multa di un agente municipale essendo il primo cittadino. E che dire di Paolo Russomando, sindaco di Giffoni Valle Piana? Non poteva certo far finta di niente di fronte alla buca ancora non aggiustata da Paolo Russomando! E perchè non denunciare quel sindaco cattivo che, negli anni ’80 fece demolire un piccolo locale adiacente alla sua casa? Da premiare la cura dei dettagli e lo spiccato senso del dovere di Gennaro Cinque che, come un eroe che si sacrifica, è stato sospeso per le sue azioni passate.

In tutto sono sette i sindaci colpiti da una curiosa voglia di giustizia che si sono autodenunciati. Grazie ad una legge varata da Caldoro, i sindaci possono scegliere tra l’essere primo cittadino o candidato senza perdere del tutto la loro influenza sulla giunta comunale. Da bravi martiri pronti ad espiare i loro peccati, si sono autofustigati e ora sono in attesa del processo. Forse è solo l’ennesimo gesto d’ipocrisia che intossica il nostro paese oppure si sta diffondendo la moda di De Luca? Se non si ha qualche scheletro nell’armadio, nascosto, alle elezioni non si vince il posto?

 Elena Morrone

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