Stato-Mafia: D’Amico rivela su Alfano e FI

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D'Amico

D'Amico Carmelo D’Amico, il pentito messinese, è stato ascoltato il 17 aprile nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, ed ha rivelato ai pm fatti inediti su Alfano e sulla trattativa Stato-Mafia.

«Rotolo mi ha parlato della strage di Capaci, anche noi abbiamo avuto un ruolo nella strage di Capaci. Rotolo mi disse che i mandanti erano Andreotti, altri politici e i servizi segreti che avevano incaricato il Riina a commettere questa strage, anche per l’omicidio di Borsellino»

Così risponde alla domanda del pm Di Matteo il pentito D’Amico, il quale tira in ballo il boss Antonio Rotolo rivelando alcune loro conversazioni avvenute in carcere. D’Amico è sicuro che l’ordine di uccisione per il giudice Giovanni Falcone era stato mandato dall’alto, il pentito afferma inoltre che il motivo era la troppa conoscenza di Falcone sulla complicità degli organi dello Stato con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra. Più precisamente dice: «Falcone era vicino a svelare i contatti tra Cosa Nostra, i servizi e questi politici. Questi volevano governare l’Italia».

Ma D’Amico non si ferma qui sul ruolo fondamentale che avrebbero avuto i Servizi Segreti nella trattativa tra Stato e Cosa Nostra per far cessare le stragi dei primi anni ’90. Il collaboratore di giustizia è sicuro che a spingere i politici ad intraprendere una trattativa con la mafia siano stati proprio i Servizi, che avrebbero spinto i ministri Mancino e Mannino a parlare con Vito Ciancimino, che ricordo nella trattativa aveva il ruolo di rappresentare Cosa Nostra nel dialogo con i rappresentanti dello Stato.

I Servizi però, secondo D’Amico, non avrebbero solo la colpa di questo. Infatti l’ex mafioso messinese accusa i Servizi di aver fatto sparire dal covo di Totò Riina un codice di comunicazione che utilizzava il boss di Cosa Nostra per parlare con i politici. Ma non solo questo. D’Amico contribuisce con alcune informazioni ai misteri che avvolgono da tempo la latitanza del boss Bernando Provenzano, il pentito riassume una sua conversazione con Rotolo dicendo:  «Rotolo mi disse anche che Provenzano era protetto dal ROS e dai Servizi e non si è mai spostato da Palermo. Provenzano si è spostato da Palermo solo per il tumore alla prostata per andare a operarsi in Francia».

Durante il processo sulla trattativa abbiamo sentito spesso questi fatti e tutti i dubbi sono più che leciti, se prendiamo come esempio la mancata sorveglianza del covo di Totò Riina oppure i dubbi sulla mancata cattura di Provenzano, la quale era stata ottenuta per certo grazie all’impegno del pentito Ilardo, che fu successivamente ucciso a Palermo nonostante la sua dovesse esser una visita segreta e protetta dallo Stato.

Fatti inediti sono invece quelli che riguardano Alfano e Schifani. D’Amico dice che questi due politici sono saliti grazie ai voti dei mafiosi di Cosa Nostra e che durante le elezioni tutti i boss votarono Forza Italia.

«Alfano» – ha aggiunto – «lo aveva portato la mafia, ma lui poi le ha girato le spalle, l’unica cosa buona che avevano fatto era quella di aver delegittimato i collaboratori di giustizia. Tutte queste cose me le hanno dette Nino Rotolo e Vincenzo Galatolo» – e su FI il pentito afferma – «Forza Italia è nata perché l’hanno voluta i Servizi segreti, Riina e Provenzano per governare l’Italia. Berlusconi era una pedina di Dell’Utri, Riina, Provenzano e dei Servizi. Ci arrivò un’ambasciata da Palermo e da Catania. In un primo momento, per quanto riguarda Berlusconi, ci dovevamo far saltare i ripetitori della tv. Poi venimmo stoppati perché avevano sistemato questa cosa dell’estorsione con Berlusconi tramite Dell’Utri. Dopo l’estorsione che non è andata più avanti, Cosa nostra ha investito un sacco di soldi con Berlusconi»

Ricordo che dal processo sulla trattativa si evince che Dell’Utri fu scelto da Provenzano come rappresentante di Cosa Nostra in ambiente politico.

Carmelo D’Amico, oltre a questi fatti inediti, ha dato notizie nuove riguardo al pm Antonino Di Matteo. Il collaboratore di giustizia dice che in carcere ha sentito molto parlare del pm palermitano e che in un primo momento volevano affidare a lui il compito di farlo fuori. Un’ennesima testimonianza di quanto Di Matteo sia in pericolo.

Sembrerebbe esser circondato Di Matteo, da una parte la mafia e dall’altra lo Stato che cerca in tutti i modi di portarlo fuori dalla Direzione Nazionale Antimafia.

Appello per portare Di Matteo in Dna cliccando qui.

Antonio Casaccio

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