Il mago Virgilio (parte prima)

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Che accanto al culto di San Gennaro ci sia stato a Napoli, per secoli, anche quello di Virgilio può sembrare strano a noi moderni, eppure è vero. Il poeta, da uomo mite e gentile quale era stato in vita, fu trasformato nel Medioevo in uno stregone dall’aureola sulfurea, anche se tutto sommato benefico. Era un personaggio potentissimo che con incantesimi, talismani e forze occulte, proteggeva la città e provvedeva, secondo i napoletani, a tutti i suoi bisogni.

Virgilio: le origini del mito

Per capire come questo sia avvenuto, bisogna ricordare che Virgilio visse a lungo a Napoli, in cui fino al XII secolo, per circa 500 anni, ci fu la reggenza dei duchi. Partenope, orgogliosa della sua indipendenza e ancora molto legata al suo passato greco/romano, amava Virgilio, in quanto uomo saggio e sapiente. La venerazione per il poeta-mago, che aveva ereditato molti poteri dagli antichi Dei, significa che erano vive, in pieno Medioevo cristiano, le credenze pagane. Per secoli Virgilio e San Gennaro furono i campioni di una lotta che vide paganesimo e Cristianesimo affrontarsi per il dominio spirituale della bella Napoli. Vinse San Gennaro, come tutti sappiamo, ma la lotta fu durissima ed ebbe una svolta soltanto nel 1137, quando la città, conquistata dai Normanni, diventò parte del regno, e bersaglio della Chiesa che poté intervenire energicamente, attraverso i sovrani, per stroncare quel culto superstizioso. E ci riuscì con un vero e proprio piano strategico: prima facendo sparire le spoglie di Virgilio e poi trasformando un po’ alla volta in chiese e cappelle tutti i luoghi a lui collegati.

Da sinistra verso destra: il mago-poeta Virgilio ed il suo "antagonista" San Gennaro
Da sinistra verso destra: il mago-poeta Virgilio ed il suo “antagonista” San Gennaro

Virgilio e la sua ascesa alla magia

Narra la leggenda che il giovane poeta penetrò con un discepolo nella misteriosa città che si trovava all’interno del Monte Barbaro e lì prese dalla tomba del filosofo Chironte un libro di negromanzia. In poco tempo Virgilio divenne un vero e proprio maestro delle scienze occulte: con poteri di guarire, di evocare gli spiriti malefici per esorcizzarli e di proteggere i luoghi con rituali magici.

I suoi primi esperimenti li fece a Roma, suscitando la collera dell’imperatore Augusto che lo fece imprigionare ma, il mago, forte delle sue conoscenze esoteriche, disegnò sul muro del cortile del carcere una barca e chiese ai suoi compagni di prigionia se volessero fuggire con lui; alcuni, per gioco, accettarono. Virgilio diede loro dei bastoni e disse:

“Accostatevi alla figura e, quando vi ordinerò di remare, remate e vi tirerò subito fuori di qui”

Illustrazione di Publio Virgilio Marone
Illustrazione di Publio Virgilio Marone

E infatti, appena diede l’ordine, i bastoni divennero remi e il disegno, che trasformatosi in una barca vera, si alzò in aria con gli uomini e volò via a gran velocità. Dopo un po’, Virgilio ordinò alla navicella di fermarsi e di posarsi dolcemente a terra: arrivarono in Puglia ma il mago, salutati i compagni, si incamminò verso Napoli.

La città, con il suo clima mite e i meravigliosi paesaggi, incantò Virgilio che vi si stabilì in una villa con un grande giardino nella zona di Mergellina, dedicandosi alla poesia e agli studi di magia. Amava passeggiare per i fertili orti dei Campi Flegrei e lungo la via Platamonia, l’attuale via Chiatamone, che allora era un costa rocciosa sul mare traforata da grotte.

Segue la prossima settimana con: Il mago Virgilio (parte seconda)

Fonte immagine in evidenza: puntoagronews.it

Fonti immagini media: google.it

Fabio Palliola

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