Il fenomeno delle “non-persone”

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Mentre “le guerre nel Mediterraneo continuano” la classe politica italiana, ignorante, fascista e pericolosa coglie al volo l’occasione per strumentalizzare un mare di morti. E, coerentemente allo stile di vita dell’italiano medio, della vita di circa 900 persone possiamo dedurre solo che non se ne farà mai giustizia.

Purtroppo, non è questa la sola pecca di un paese che facilmente dimentica la storia, perché più interessato al nuovo spot pubblicitario sull’Expo piuttosto che a comporre uno scenario ideologico, sociologico e sensibile verso il –definito- “fenomeno” dell’immigrazione.

Alessandro Dal Lago, sociologo italiano, anni fa raccontò le condizioni quotidiane in cui vivono le “non-persone”. Attraverso un meccanismo radicato nel tempo dai giochi mediatici della disinformazione, e con in pugno i tentacoli del capitalismo globale che concede diritti solo all’economia, i poteri forti hanno fatto trionfare la sconfitta delle migrazioni; in particolare, sugli immigrati si è consolidato il paradosso di essere esistenze da annullare, in onore della sopraffazione dei colonizzatori.

“Desiderare la grandezza del proprio paese è desiderare il male dei propri vicini. Chi volesse che la propria patria non fosse mai né più grande né più piccola, né più ricca né più povera, sarebbe cittadino dell’universo.”

Saranno stati pochi, gli uomini d’istituzioni, a chiedersi quali sono i motivi che spingono le persone ad abbandonare la loro patria, i loro affetti, le tradizioni con cui sono cresciuti. Eppure, come denuncia Dal Lago, non sono queste le circostanze per cui una persona diviene una non-persona. Ma quando i timbri delle procedure amministrative sono la delegazione della prassi con cui schedare numeri e non uomini, allora gli immigrati sono costretti ad essere non-persone. Quando, con distrazione e distacco, i problemi di sopravvivenza della gente diventano “un peso con cui fare i conti” nelle sedi del Governo e del Parlamento europeo; e quando ogni sensibilizzazione si trasforma in mero opportunismo colmo d’ipocrisia, allora la società diventa carnefice di aver plasmato le non-persone: senza diritti, legislazioni in difesa del loro avvenire, proprio come carte da sbrigare.

Sempre in uno dei saggi di Dal Lago, viene stilato chiaramente il resoconto pratico di come si costringe a fare delle persone un “fenomeno”, “una questione da risolvere”: innanzitutto, e noi italiani ne siamo fieri realizzatori, la precarietà di ciò che appare diverso, giustificherebbe stereotipi e pregiudizi con cui rigettare l’idea di vivere in un luogo dove ci sia un’unica appartenenza chiamata “mondo”. Dunque, la società, persa tra le derive capitalistiche, rimaneggia la “tautologia della paura” contro gli immigrati, in difesa dall’estraneo che deruba l’occupazione italiana e raggira il punto di riferimento del nostro orgoglio, la tanto cara Costituzione.

Gran parte del lavoro viene compiuto dai giornaletti, dall’informazione sciatta che non oltrepassa i contenuti alla studio aperto, volti ad impigrirci la mente e renderci passivi ascoltatori di diffamazioni e credenze popolari. E nel frattempo, a braccetto con la pura disinformazione ci va la Santanchè, che su questa filosofia dell’agire ha sguinzagliato la sua tenace identità fascista. Forse perché anche lei, terrorizzata da un plausibile attacco dell’ISIS ha voluto sfogarsi, anziché studiare la filosofia del cosmopolitismo. Questa, nell’epoca classica, era l’espressione di coloro che contestavano la dogmaticità delle istituzioni e delle religioni, in difesa di una sola identità globale.

Chissà cosa avrebbe pensato, Diogene il cinico, notando che nell’epoca della globalizzazione si discute di quale forma repressiva utilizzare contro gli immigrati: l’utopia tramutata in distopia. La globalizzazione non ha affatto garantito pari servizi, diritti e culture ai cittadini del pianeta, e fin quando esisterà chi necessita della supremazia assoluta, il cittadino dell’universo, citato da Voltaire, affonderà nel destino della non-esistenza. E quindi, lettori, ostico quesito su cui riflettere: accettereste di passare la vostra vita da non-persone, sapendo che siete ininfluenti, impotenti e indifesi, contro un potere capitalista che lentamente raggira la società in una guerra fra poveri?

Citazione di Voltaire

Alessandra Mincone

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