La storia dei caschi nella Formula 1

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Il casco è l’elemento principale per un pilota di Formula 1 e grazie alla sua livrea personalizzata il tifoso riconosce il suo beniamino e i suoi rispettivi rivali. Esso assume vari significati, per alcuni piloti è un portafortuna, per altri il casco ricorda un evento speciale e poi c’è Kimi Raikkonen, il quale non dà nessun significato particolare al suo casco se non quello di proteggere la sua testa.

Nella storia di questo sport ci sono caschi che sono entrati nell’immaginario collettivo dei tifosi, basti pensare a quello di Senna che richiamava i colori della bandiera brasiliana, quello di Mansell decorato con l’Union Jack o quello di Jackie Stewart, bianco con una fantasia scozzese.

Ma il casco, così come l’intero sport, nel corso degli anni è notevolmente cambiato. I primi caschi utilizzati erano delle semplici cuffie di cuoio, ottime per ripararsi dal vento e da piccoli detriti, ma erano ancora molto lontani dalla parola “sicurezza”. Solo verso la metà degli anni ‘50 i piloti cominciarono a usare caschi dalla struttura rigida di derivazione motociclistica, che proteggevano la parte superiore del cranio.

Giuseppe-Nino-Farina

Questi caschi erano utilizzati in combinazione con degli occhialoni da aviatore poiché solo con l’introduzione del casco Jet nacquero le prime visiere di plexiglas. Essi furono utilizzati fino alla fine degli anni ’60 e furono lentamente sostituiti dai caschi integrali, che fecero la loro prima apparizione nel 1968 con il pilota americano Dan Gurney.

Hunt, James

Dagli anni ’70 il casco è rimasto quasi invariato a livello di forma e le uniche grandi modifiche  furono l’introduzione del modello Brandt negli anni ’80, che modificò le visiere rendendole più piccole e più larghe, e l’introduzione dell’HANS negli anni 2000, che riduce i movimenti del collo. Questo non vuol dire che lo sviluppò si fermò anzi i costruttori resero i caschi sempre più sicuri e leggeri. Nel corso degli anni piccoli accorgimenti, come le allacciature, le visiere più resistenti e meno propense all’appannamento, salvarono la vita a tanti piloti, e attraverso il progredire della tecnologia furono utilizzati nuovi materiali. Dal cocco e sughero, si passò alla fibra di vetro fino ad arrivare ai giorni nostri dove è utilizzata la fibra di carbonio e kevlar.

Fonte immagine in evidenza: google.it

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Russo Raffaele

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