Avengers: Age of Ultron – Recensione

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Avengers: Age of Ultron

Viviamo in un’epoca cinematografica dove, diciamocela, sono i supereroi a farla da padroni, a monopolizzare il botteghino. L’universo cinematografico Marvel è tra i più imponenti in questo campo e ci propone una story line, iniziata anni orsono con il primo Captain America, che si prende l’obbiettivo di creare un universo di film autoconclusivi ma anche connessi tra di loro da un unico filo conduttore. L’oggetto dell’analisi di oggi è l’11 capitolo di questo universo cinematografico e seguito diretto del primo The Avengers del 2012. Sarà riuscito il regista, ormai conosciuto nel mondo Marvel, Joss Whedon a far fronte alle aspettative dei fan e a scalare quella montagna data dal successo strepitoso del primo capitolo?

Avengers Age of Ultron
Iniziamo col dire che chi ha amato l’azione sbalorditiva e la spettacolarità del primo capitolo non rimarrà di sicuro deluso con questo. Whedon tiene vivo lo “show” dei Vendicatori: assisteremo a combattimenti esaltanti e vedremo i nostri eroi collaborare, lanciarsi armi a vicenda e distruggere nemici in modo spettacolare, ma basterà davvero questo? Partiamo con ordine.
La storia non è particolarmente originale: dopo l’ennesima battaglia vinta dagli Avengers Tony Stark, ancora scosso dagli avvenimenti della battaglia di New York del primo film, sta progettando un’intelligenza artificale denominata Ultron che dovrebbe essere in grando di difendere l’umanità da eventuali futuri attacchi alieni rendendo dunque superfluo il lavoro degli Avengers; qualcosa và storto e Ultron assunta una forma robotica umanoide sviluppa una volontà propria e si crea una sua morale distorta che vede l’estinzione del genere umano al fine di salvare l’umanità. Tocca dunque ai nostri eroi rimediare all’errore di Stark e distruggere il robottone. È forse proprio quest’ultimo uno dei “Contro” della pellicola. Il personaggio, doppiato nell’originale da James Spader, non convince pienamente: non basta la volontà di voler distruggere ogni coUltron sa sulla terra per fare di lui un ottimo cattivo; Ultron dunque risulta un personaggio non molto caratterizzato, bravo coi monologhi shakespeariani da cattivo ma il concreto si realizza in un esercito di robot ai suoi ordini e non riesce a dare quell’idea di nemesi invincibile per i Vendicatori e viene a mancare la consistenza del villain facendone risentire il pathos.

Cattivo a parte uno dei punti esaltanti di The Avengers: Age of Ultron è lo studio dei protagonisti, dei Vendicatori, che a differenza del primo ora sono una squadra, lavorano in simbiosi, li vediamo collaborare e agire in quel modo che tutti si aspettavano già nel primo capitolo e questo è un punto forte per il film; il regista non si lascia inoltre sfuggire l’occasione per svelare qualche retroscena sulla loro vita o sul loro passato rendendo così le loro scelte e ciò che fanno più apprezzabili. Nello specifico è il caso di Vedova Nera Occhi di Falco che non hanno avuto una serie di film loro dedicati come Iron Man, Capitan America e Thor e dunque devono approfittare di questo film per soddisfare le curiosità dei fan. Un altro aspetto che ha caratterizzato l’universo cinematografico dai suoi albori è la presenza di gag e scenette comiche che, se usate in modo eccessivo, possono far storcere il naso ai fedeli dei fumetti originali ma riconosciamo che nel complesso sono ben piazzati e riescono a rompere piacevolmente la tensione anche se in questo forse ce ne è stato un uso improprio. Passi dunque l’azione sfrenata, passi la battuta di tanto in tanto, passi il nemico che non convince appieno, andiamo ad analizzare uno dei punti forti del film: l’introduzione dei nuovi personaggi e come essi sono stati trattati. Avengers Screenshot
Essi sono nello specifico: Visione e i 2 gemelli mutanti Wanda Maximoff (Scarlet Witch) e Pietro Maximoff (Quicksilver). Il primo è una piacevole scoperta e anche se ha uno spazio relativamente breve nel film viene introdotto nella storia in modo più che positivo che i fan del personaggio molto probabilmente apprezzeranno. Nel caso invece dei 2 gemelli c’è più di una cosa da dire. Anzitutto il giudizio dei 2 è nel complesso positivo: le loro origini e la loro Wanda e Pietro Maximoffevoluzione nella storia non lasciano delusi, complici anche delle ottime interpretazioni da parte degli attori. Lascia però un po’ l’amaro in bocca il fatto che essi nonostante abbiamo un loro ruolo importante finiscono principalmente per fare da tappezzeria (Scarlet Witch, in particolare, non ha mostrato i poteri strabilianti che ha nei fumetti originali) ai nostri eroi ma in fondo non si può farci stare tutto in 140 minuti di film.

In conclusione ci sono fattori del film che non hanno convinto e c’è quella sensazione, usciti dalla sala, di “si poteva far meglio”  e la sensazione di aver visto l’ennesimo film sui supereroi ma, tolto il villain poco convincente e la trama che incespica in qualche punto, riconosciamo che nel complesso la seconda avventura degli Avengers non avrà deluso eccessivamente i fan. Quei fan che hanno aspettato anni l’uscita di questo film e che probabilmente ne vorranno ancora per molto.

Alex Falgiano

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