Lo scorso 25 aprile, giorno commemorativo del 70esimo anniversario della Resistenza partigiana, più di trecento neofascisti, legati a Casapound e Lealtà e Azione,  si sono radunati al Cimitero Maggiore di Milano, per celebrare insieme i caduti della RSI (Repubblica Sociale Italiana) e dell’esercito nazista.

Il presidente del consiglio di Zona 8 di Milano, Simone Zambelli, e dell’ANPI, Antonella Barranca, hanno presentato un esposto alla Procura, nel cui testo si legge: “Questa manifestazione è incompatibile con la legge 205/93 (contro chi propaganda l’odio razziale) e rappresenta un’offesa alla sensibilità democratica della maggioranza dei cittadini che si riconoscono nella Costituzione”. 

La cerimonia commemorativa è stata organizzata al “campo dieci”, il quale ospita soprattutto i caduti appartenenti alla Repubblica sociale. In corrispondenza di ogni lapide è stata posta una bandierina tricolore al cui centro è raffigurata l’aquila romana. Alla fine della cerimonia i presenti hanno effettuato il saluto romano.

commemorazione rsi - fb lealta azione milano-2

Zambelli e Barranca hanno chiesto l’applicazione della Legge Mancino, la quale prevede il divieto di esposizione di simbologie di stampo fascista. La legge in questione, infatti, così dispone: “Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni[…]”

Quella della commemorazione di Mussolini e dei caduti nazifascisti è un’usanza grave che, purtroppo, si ripete di anno in anno, in ogni parte d’Italia. Andrebbe severamente punita in difesa della democrazia e nel rispetto di chi, 70 anni fa, la meritò e decise di donarcela. Eppure, come può essere che ciò venga permesso?

Il Presidente della Repubblica, proprio due giorni fa, ha dichiarato: “La Resistenza è il fondamento etico della nostra democrazia” – e poi ha aggiunto – “La Costituzione non va conservata in una teca come una reliquia. Vive perché viene applicata sempre nei suoi valori.”

Andrea Palumbo

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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell'Alto Casertano, ai piedi dell'Appennino campano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia, fare trekking, guardare serie TV, il vino rosso e il cibo in compagnia.