Nadal è in caduta libera?

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PREMESSA. L’atleta di cui andiamo a parlare è, ai numeri, uno dei più vincenti tennisti della storia. Sulla terra rossa ha primeggiato per anni e anni, ed è il più vincente sulla stessa superficie, è ancora oggi il tennista con più Masters1000 in bacheca (27, 4 in più di Djokovic e Federer) ed ha vinto 14 titoli del Grand Slam, nonchè 4 Coppe Davis con la nazionale spagnola ed una medaglia d’oro ai giochi olimpici del 2008.

A 28 anni (29 il prossimo 3 giugno) la domanda che tutti si pongono è: Nadal è in caduta libera?

Partiamo dall’odierno: Nadal in questo primo quarto del 2015 ha vinto un solo trofeo, il 250 di Buonos Aires, non proprio il massimo: infatti in questo stesso anno la sconfitta ai quarti dell’Australian Open (contro Berdych), quella ad Indian Wells (Almagro), il terzo turno a Miami e la semifinale a Montecarlo (Djokovic) non rappresentano un palmares al quale lo spagnolo ha abituato i suoi fan – e non solo quelli – negli ultimi anni.

Se Nadal ha avuto un calo, il primo probabilmente era puramente a livello tecnico. Era il 2011 quando il serbo Novak Djokovic cominciava a collezionare trofei su trofei (non molto diversamente da oggi), e tra quell’anno e l’inizio del 2012 erano ben 6 le finali tra Nole e Rafa che decretavano lo spagnolo l’eterno numero 2 (tra cui sconfitte in finali illustri come Wimbledon, US Open ed Australian Open). A fine 2012 Nadal sarà addirittura #4 del Ranking ATP, complici vari infortuni. Il suo strapotere fisico sembra mancare, ed una volta perso quello, la tecnica e la grinta non sembrano bastargli, anzi, prende posto l’incertezza, la scarsa profondità dei suoi colpi, ed un macigno d’insicurezza.

Il leone torna in cambia ma poi, inaspettatamente, torna alla caccia nel 2013. Vince tutto quello che c’è da vincere, e grazie alla vittoria degli US Open nel settembre dello stesso anno (battendo in finale, ovviamente, Novak Djokovic) torna sul regno del Ranking ATP.

Non è roseo però il 2014 del mancino di Maiorca: perde inaspettatamente la finale degli Australian Open contro un sinergico Wawrinka, conferma il titolo del Roland Garros ma stecca clamorosamente a Wimbledon (dove nelle ultime 3 edizioni non ha mai raggiunto la metà della seconda settimana) e dà forfait all’Open di Flashing Meadows (per la seconda volta in 3 anni). Vince solo un Masters, quello di Madrid, ma non confermando gli altri 4 che aveva brillantemente conquistato nel 2013, scivola al #3 del Ranking, scavalcato da Roger Federer.

Qual è il vero problema di Nadal? Il cemento? L’erba di Wimbledon? L’età? Probabilmente un po’ di tutto. I campioni si riconoscono nella loro assetata fame e forza che tirano fuori nel momento di difendersi e di proclamarsi campioni indiscussi ancora ed ancora, fatto sta, che Nadal, anche se non dovesse vincere più, rimarrebbe uno dei tennisti più vincenti della storia, specialmente sulla terra battuta. Ma la sconfitta a Montecarlo contro un Djokovic apparso nettamente superiore, e la recente sconfitta anche al 500 di Barcellona contro l’italiano Fabio Fognini, ci dimostrano che anche sulla superficie che tante volte lo ha ricaricato, quest’anno Nadal fa fatica.

Nel frattempo i 1000 di Roma e Madrid si avvicinano, e con loro anche l’ultimo grande appuntamento sulla terra rossa: il Roland Garros. Nadal ha vinto 9 volte su 10 questo Grand Slam, e se la tradizione dovesse interrompersi, probabilmente lo farebbero anche le gerarchie del tennis, e Djokovic non aspetta altro che piazzare in bacheca l’unico Grand Slam che non è ancora riuscito a conquistare.

Fonte immagine in evidenza: google.com

Raffaele Cianni

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