Axel Munthe, l’orgoglio di Capri

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Axel Munthe

“Volgi il tuo sguardo su quel pallido volto appassito, dove ardono due occhi lucidi per la febbre – e vedrai l’immagine della febbre napoletana. Guardalo – ma fagli dono di una moneta, perché ne ha veramente bisogno; ha purtroppo ragione, quando dice di essere terribilmente affamato – l’indigenza si accompagna alla febbre, e non so se sperare che la febbre passi, quando mostra più compassione di noi, salvando l’infelice bambino dalla fame e dalla miseria per condurlo al cimitero dei poveri.” (da Munthe, 1885, p.54).

Sono le parole di Axel Munthe, poeta esteta nato nel 1857 in Svezia, paese in cui si narrava dell’ Italia, della poesia e del romanticismo. Forse affascinato da questi resoconti Axel decise di allontanarsi dal suo luogo di nascita per dedicare tutto se stesso all’arte e, proprio in Italia, tra gli splendidi scenari dell’isola di Capri, decide di stanziarsi per trovar la giusta ispirazione.

La sua opera forse più famosa è “La storia di San Michele” pubblicato nel 1929. La sua attività di scrittore iniziò circa 45 anni prima, quando l’autore riuscì a spogliarsi della sua veste di medico per dedicarsi alla sua passione più grande. La storia della sua vita ci è esplicitata delle numerose missive inviate dalla Svezia e poi da Napoli, in cui si racconta di un uomo che cerca di salvare il popolo napoletano dalla peste con distacco e lucidità, che ci prova davvero, ma alla fine la sofferenza inizia a scheggiare il suo cuore, si innamora della città, si affeziona ai suoi pazienti e alla fine non gli resta che sedersi alla sua scrivania, prendere carta e calamaio e buttar giù i suoi pensieri per alleggerire almeno un po’ il suo bagaglio emotivo.

Questa sua solidarietà e benevolenza si contrappongono però ad un carattere introverso di una persona che ha condotto una vita molto più ritirata di quello che avrebbe voluto. Parliamo infatti di un poeta esteta rifugiatosi nell’isola di Capri inizialmente in una cappella adibita ad abitazione. Ma Axel Munthe aveva un progetto e a distanza di non molti anni la cappella si trasformò in biblioteca con sottinteso il messaggio nascosto di “lettura o ozio letterario come esercizio spirituale, che coinvolge ed eleva l’anima”. Intorno a tale edificio ne venne creato un altro maestoso e perfetto, una villa chiamata di “San Michele” circondata da un giardino paradisiaco. La sua struttura architettonica e immobiliare lascia trapelare la visione pessimistica e misantropa dello scrittore. Gli interni troppo scarni per un esteta sono preannunciati da un mosaico posto all’entrata rappresentante uno scheletro. È il timore della morte, quella sensazione che non lo lascia respirare, che lo affligge e alimenta costantemente il suo pessimismo tanto da fargli vivere veri e propri momenti di depressione. Ma al di fuori della sua persona il mondo continua a vivere e il sole a splendere. Il suo dualismo si rispecchia quindi in quella vasta distesa verde costellata da imitazioni di importanti statue di origine romana conservate a Napoli.

Questo suo conflitto esteriore ed interiore si rispecchia anche nella sua opera di scrittore. Munthe era affascinato dal personaggio del Faust goethiano e trattò spesso il motivo del doppio. Le sue prime opere vengono distribuite sotto lo pseudonimo di ”Puck Munthe”, nome che Axel prese in prestito dal suo amato cane. Da “Lettere e schizzi”, si autografò con il suo vero nome, forse perché non fu mai sua intenzione essere un autore anonimo. Lo pseudonimo infatti serviva probabilmente a distinguere il Dottore dallo Scrittore, due ruoli che Axel Munthe teneva distinti e commentava assiduamente.

Nel contempo Munthe ci regala emozioni di ogni genere con il suo essere diretto e crudo, come chi non fa altro che spiattellarti la verità in faccia, perché la vita è dura e lui questa scoperta l’ha subita sulla sua pelle, come persona e come medico. Il tema dominante è quindi il dolore e la sofferenza, due immagini che non stancano mai la letteratura, frutto di una storia mai troppo felice.

La sua intramontabile personalità borderline ci vuole testimoniare che tutto ciò da lui riportato (quindi guerre, sofferenze, tragici scenari ..) corrispondo alla realtà, quindi Axel Munthe non fu altro che un fotografo che riportava le immagini impresse nella sua parola nero su bianco. Ma nel contempo conclude che lui stesso non è responsabile di quanto a scritto ma “è responsabile di esserne stato responsabile allora, nel momento in cui scriveva”. Sembra quindi che l’autore si sia lasciato portare dall’emotività durante la stesura delle sue opere, forse solo col senno di poi si è reso conto di aver modificato qualche dettaglio, o forse, con questa precisazione presente nella prefazione, ha semplicemente peccato di pavidità.

Fatto sta che i suoi scritti sono ancora oggi un importante fonte storica e letteraria, nonché un rinomato simbolo della stupenda Capri.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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