La strana storia del diritto allo studio e della politica campana

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L’ultimo mese ha visto un’improvvisa ripresa dell’interesse verso il tema del diritto allo studio, uno dei diritti meno tutelati nella Regione Campania. Se ciò sia dovuto all’avvicinarsi delle incombenti elezioni regionali, alla presentazione de “La buona scuola” da parte del governo Renzi, con la necessità quindi di mostrarsi attivi su questi temi, per ragion opposte, da parte di tutti gli attori dello scenario politico, oppure a un improvviso attacco di consapevolezza da parte della classe politica sul cosa significhi essere studenti in Campania, non ci è dato saperlo.

Ciò che sappiamo è che adesso alcune delle forze politiche in campo per queste regionali stanno iniziando ad ascoltare le organizzazioni di rappresentanza degli studenti e a prendere impegni precisi per affrontare la situazione disastrosa che si è venuta a creare negli ultimi anni; dal 2010, infatti, l’intero Consiglio Regionale, fatti salvi un paio di consiglieri che hanno voluto combattere su questi temi, si è distinto per una scandalosa sonnolenza dinanzi a quanto fatto dalla giunta Caldoro.

Premetto che la Campania è la terza regione in Italia per numero di studenti, dopo Lombardia e Lazio: sono infatti iscritti ad atenei campani circa 180.000 studenti, circa il 10% del totale italiano. Dunque è evidente, anche solo a giudicare da questi pochissimi dati, che quanto riguarda il mondo studentesco non può essere preso sottogamba, soprattutto in termini economici, perché parliamo di più di 100.000 famiglie che pagano le tasse universitarie (a proposito, l’Italia è il terzo paese in Europa come importo medio) per cercare di dare ai propri figli un futuro migliore. E quindi, vi chiederete, cosa si è fatto in questi anni su questi temi, e dei loro soldi?

Partiamo dalle borse di studio, uno di quegli strumenti che l’articolo 34 della Costituzione individua come necessari a garantire il diritto allo studio per i “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”: l’Italia, unico paese in Europa, non garantisce a tutti gli aventi diritto alla borsa l’effettiva erogazione di questo beneficio, e la Campania si è segnalata, negli ultimi anni, per aver conseguito le più basse percentuali di erogazione; se negli ultimi anni di giunta Bassolino, infatti, circa il 60% degli aventi diritto conseguivano la borsa di studio, questa percentuale è scesa al 50% nel 2010/2011, al 34% nel 2011/2012 e addirittura al 27% nel 2012/2013 (quest’ultimo dato rappresenta il record negativo italiano di sempre).

Nel 2013/2014 la percentuale è risalita al 52%, ma ciò non è dovuto a un maggiore investimento da parte della Regione, perché questo è rimasto purtroppo pari a zero; l’aumento della percentuale è conseguente all’aumento della tassa regionale, schizzata da 62€ a 140€, tassa che serve a costituire un fondo vincolato alla creazione, appunto, delle borse di studio.
Di fatto, in Campania, il diritto allo studio è autofinanziato dagli studenti e dalle loro famiglie.
Aggiungo un piccolo dettaglio, che spiega meglio di qualsiasi dato quale sia stato l’atteggiamento della giunta Caldoro nei confronti di questo problema: l’aumento di questa tassa è entrato in vigore nell’anno accademico 2012/2013, proprio quello del record negativo; tutto il maggior introito dovuto all’aumento della tassa non è stato utilizzato per gli studenti, ma è stato indebitamente incamerato dalla Regione, che solo ora si accinge a redistribuire questi fondi rifacendo le vecchie graduatorie, dopo due anni di denunce da parte dell’Unione degli Universitari e scontri con l’amministrazione.
Per una volta l’abbiamo vinta, ma questo basta? Assolutamente no!

Non solo resta il problema, drammatico, di chi non riceve la borsa di studio nonostante sia idoneo; il crollo del sistema del sostegno agli studenti si vede nell’assenza di posti letto, nella progressiva chiusura delle mense universitarie, e dello stato disastroso del trasporto pubblico regionale. I diritti sono come un domino, se cade una tessera, cadono tutte; il diritto alla mobilità e il diritto all’abitare sono componenti fondamentali del diritto allo studio, e questo è uno dei presupposti fondamentali per la costruzione di una buona cittadinanza.
In futuro, probabilmente, potrò approfondire meglio anche questi temi, ma ora voglio andare al succo della questione: cosa ci aspettiamo da queste elezioni regionali?

Lunedì sera abbiamo inviato a tutti i candidati alla Presidenza della Regione una lettera scritta da una studentessa che riportava, senza i tecnicismi dei quali io ormai sono preda, l’infinità di disagi e disservizi che vive sulla propria pelle ogni giorno in cui si reca all’università. A tutt’oggi, solo uno dei candidati, Salvatore Vozza, ci ha risposto, accettando di prendere un impegno pubblico con la comunità studentesca, mentre non abbiamo ricevuto segnali dall’attuale Presidente, che dovrebbe essere il primo a voler far ammenda per l’operato scandaloso della giunta da lui presieduta.

Il mio timore più grande è che, passato il 31 maggio, ancora una volta siano gli studenti ad essere sacrificati sull’altare dell’equilibrio di bilancio e dell’assenza di risorse. Che una cosa sia chiara a tutti: la Campania così non può andare avanti. La fuga dei cervelli qui è diventata un esodo biblico, con decine di migliaia di laureati triennali che ogni anno corrono a conseguire lauree magistrali o master al centro o al nord Italia, senza più guardarsi indietro.

Come spesso accade in Italia, siamo di fronte a una tragedia con venature di farsa, ma davvero c’è poco da ridere. E oggi, primo maggio, festa dei lavoratori, vale la pena di rivolgere un pensiero anche agli studenti, che vorrebbero essere i lavoratori di domani, anche perché entrambe le categorie hanno una cosa da mettere in chiaro: che è ora di smetterla di scherzare sui diritti.

Lorenzo Fattori

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