Ruotolo, giornalista di La7 sotto scorta

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Sandro Ruotolo di “Servizio Pubblico”, programma di attualità in onda su La7, è stato minacciato di morte e messo sotto scorta. Il provvedimento è arrivato direttamente dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli, dopo che Michele Zagaria, intercettato  dal carcere,  ha espresso il suo volere di “vederlo squartato vivo!

All’origine della preoccupazione vi sarebbe un recente reportage del giornalista sulla Terra dei Fuochi, nel quale si denunciavano sì vari affari risaputi, ma il servizio conteneva anche un’intervista a Carmine Schiavone.

Ci sono tracce recenti di rapporti tra Zagaria, quando era latitante, e i servizi segreti. Ma parliamo degli anni Duemila“, dice il giornalista in uno dei passaggi. “Non ti posso dire più niente. Lo saprai al momento opportuno“, è la risposta di Schiavone, il pentito del clan, morto lo scorso febbraio, vittima dello stesso male di cui era la causa.

E, Ruotolo commenta così: “Non conosco altri modi per fare il mio mestiere. Sono trent’anni che racconto così i fatti e per quanto riguarda questo reportage ho fatto solo un modesto lavoro di cronista. Come si può ridurre il rischio di essere minacciati da mafia e camorra? Esprimendo tutti e sempre il nostro punto di vista, raccontando la realtà: se siamo così, sempre con la schiena dritta, non possono venire a dichiarare guerra a tutti. Se si è da soli a raccontare, si è esposti. Se siamo in tanti, il rischio si annulla”.

Le associazioni a delinquere non sono altro che un sistema che si accosta al sistema, e a pagarne  le conseguenze sono sempre le persone irreprensibili che, ignare, fanno sentire la propria voce e raccontano il loro dissenso. La scorta resta una misura cautelativa e ci si affida allo Stato per cercare quella sicurezza che manca, ma combattere un sistema camorristico non è semplice quando l’obiettività è soppiantata dall’omertà. Se la forza dello Stato è limitata, limitati sono i cittadini. Questo si può evincere anche vivendo in piccole realtà, nelle quali, quando si contesta un’amministrazione o si esprime critica per l’operato di un governo, si rimane spesso da soli e biasimati. Ruotolo non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo giornalista messo in pericolo dal coraggio e dalla verità. Ricordiamo perciò, fra tanti, Pippo Fava, Giancarlo Siani e Peppino Impastato.

Le mafie uccideranno sempre i “fastidiosi” e fino a quando questo verrà permesso, non ci saranno mai passi avanti e incisivi verso la civiltà e il cambiamento.

Anna Lisa Lo Sapio

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Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E' Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell'area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l'aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l'uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : "Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda". Vive a Edimburgo. Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it

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