“Marx era un rivoluzionario!”, la critica di Rizzo (Pc) alla Biennale di Venezia

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In questo periodo in cui il tema della riforma scolastica è caldo, tra manifestazioni nazionali e promesse di ulteriori fondi da parte dell’esecutivo, desta interesse la critica del segretario generale Pc Marco Rizzo alla Biennale di Venezia, l’esposizione internazionale d’Arte del capoluogo veneto. Karl Marx viene presentato in maniera errata, ed è per questo che viene da sé un paragone con i programmi scolastici che tutt’oggi trattano ampiamente il suo pensiero.
Infatti se è vero che perchè esista una BuonaScuola sono necessarie risorse economiche non indifferenti, è anche vero che ultimamente sembra essere uscito dalle agende sia di governo che dei manifestanti il tema che forse dovrebbe essere invece centrale: cosa insegnare? I programmi sono ancora attuali?
Più che riguardo al “cosa” Marco Rizzo avanza la sua critica al “come”, che poi è uguale.

Il pensiero di Karl Marx è nella Biennale di Venezia ancora di estrema rilevanza, come testimonia la lettura ininterrotta di Das Kapital, e questo perchè per Rizzo “la prepotenza dell’attualità di Marx seduce anche la Venezia radical chic”, in quanto alcune tesi come il saggio di profitto risultano ancora estremamente pertinenti: “Il ritorno a Marx e alle sue teorie per spiegare quanto sta accadendo non è certo una questione di questi giorni, la riflessione in materia è globale, ad esempio sulla ‘caduta tendenziale del saggio di profitto’ come spiegazione del percorso che comprime piccole imprese, piccoli commercianti, piccoli istituti di credito a favore di realtà sempre più grandi, fino ad arrivare a un ‘padrone’ unico del mondo”.

A tanta attenzione per le sue teorie non corrisponde però per Rizzo una giusta presentazione dell’uomo: “bisognerebbe ricordare che Marx era prima di tutto un rivoluzionario, i suoi strumenti di analisi si affiancavano alla volontà di cambiamento radicale della società capitalististica. Oggi invece Marx è vissuto come attuale dal punto di vista artistico, analitico ma non politico, si scelgono i suoi aspetti meno ‘pericolosi'”.
Quindi un Marx artistico anzichè rivoluzionario, secondo una prassi che secondo il segretario rientra nella più ampia strategia del nuovo capitalismo, un “capitalismo profondamente in crisi che se prima organizzava il consenso, con i relativi costi, adesso, con il restringersi dei margini, organizza il dissenso: nel senso ad esempio di Podemos in Spagna, Syriza in Grecia o il M5S in Italia. Si convogliano energie, passione, volontà di protesta in aree che non puntano, dichiaratamente, a un cambiamento radicale della società. Per Marx è lo stesso, lo si depotenzia guardandolo dal punto di vista artistico, filosofico, analitico, ma non rivoluzionario”.

Valerio Santori

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