Grande Guerra-Arte in trincea.Cento anni dopo

0
110
Grande Guerra

L’arte in trincea. Anselmo Bucci e la Prima Guerra Mondiale”. Questo il titolo della mostra, inaugurata presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, curata da Luciano Rossetto e Franco Cravarezza, visitabile fino al 31 maggio. La Grande Guerra attraverso disegni ed incisioni di Anselmo Bucci , che rievocano la vita del soldato in trincea.

 

Grande Guerra
Anselmo Bucci

“La Grande Guerra e Anselmo Bucci”, una mostra dedicata al pittore, incisore e scrittore di origini marchigiane. L’artista trasferitosi con la famiglia nel Veneto e completati gli studi liceali, continua a dipingere fino a partire volontario nel “Battaglione lombardo volontari Ciclisti ed Automobilisti”. Tra i giovani volontari si annotano anche i più grandi nomi del Futurismo italiano: Tommaso Marinetti, Umbero Boccioni e altri artisti come Gaetano Previati e Mauro Sironi.

L’esposizione è un omaggio ad Anselmo Bucci e contempla 53 incisioni a puntasecca, che fanno parte della collezione privata di Giulia Beccaria e a comporre la cartella: “Croquis du front italien”, in cui  il soldato/artista ha raccontato la  propria esperienza  al fronte,  durante  la  Grande Guerra. Oltre  alle incisioni, la Biblioteca  presenterà una selezione del prezioso fondo dell’Archivio Piero Pieri, tra i più importanti studiosi della 1ª Guerra Mondiale. Mentre l’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria mette in mostra anche le divise e i materiali storici militari originali dell’epoca, provenienti dalla collezione privata di Luigi Giarola. Anselmo Bucci ha dato alla guerra una fisionomia edulcorata, lontana dai momenti di tensione, ma viva dei momenti di riposo e delle attività quotidiane del soldato trincerato.

Grande Guerra
Umberto Boccioni

Ricorre,  quest’anno  nel mese di luglio, il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. Precisamente nel mese di maggio del 1915, l’Italia ruppe il patto di Triplice Intesa , dichiarando guerra all’Austria. Ciò decretò il destino della nazione, che dapprima si era mantenuta neutale e che con l’entrata in guerra, avrebbe cambiato per sempre le proprie sorti. La Grande Guerra  è stata definita così perché agli albori del ‘900 essa ha rappresentato la prima  e vera Grande Guerra ,  quella che irrimediabilmente spazzò via il precedente concetto di guerra. Finiva per sempre il combattimento sui campi di battaglia e iniziava , ufficialmente, con la Prima Guerra Mondiale una guerra di trincea. Nasceva il Fronte, inteso come linea di demarcazione, appunto una trincea, dietro la quale il soldato, spesso giovanissimo e partito volontario, si barricava fino a vivere una guerra non più combattuta ma vissuta fino al logoramento. L’arte e gli artisti che in prima persona vissero la Grande Guerra, ci hanno fornito testimonianze ricche di quella che era la vita del soldato, ma non solo, anche gli animi le attese e a volte le speranze che tali nutrivano nel credere che una guerra simile avrebbe restituito un nuovo ordine mondiale. In Italia la corrente artistica, nata e cresciuta ai tempi della guerra, fu il futurismo incarnato in colui che ne stilò il Manifesto: Filippo Tommaso Marinetti. Il Futurismo condivise con la Grande Guerra la logica di base del “culto della macchina” e di una nuova igiene del mondo. Questo movimento artistico, più di tutti, si può dire politicizzato e volto al rinnovamento sociale non solo italiano ma europeo. La Grande Guerra incarnò in se ogni principio di primo e nuovo rispetto al passato, dalle tecniche belliche devastanti al concetto di soldato-macchina , di soldato funzionale alla macchina bellica. Per paradosso la Grande Guerra ha rappresentato, per chi l’ha vissuta e non solo, anche per chi al di là del Fronte come madri e mogli  era in attesa di comunicazioni, la prima alfabetizzazione forzata. Il peso della Grande Guerra ora siamo in grado di comprenderlo grazie a coloro che ne ce ne hanno fornito una testimonianza diretta , vissuta in prima linea e in prima persona. Nel periodo delle Avanguardie di XIX secolo , non furono solo i futuristi a parlare di guerra, ce ne furono altri, non tutti  però, lo fecero come  Anselmo Bucci,  molti si soffermarono su quegli aspetti più conviviali e di fraternizzazione che la guerra, volente o nolente riguardava la vita del soldato. Tanti altri artisti raccontarono l’orrore della guerra, ironizzando sugli effetti devastanti di questa, come Otto Dix e George Grosz. 

Per informazioni: http:// www.bnto.librari.beniculturali.it/

Rossella Mercurio

 

NESSUN COMMENTO