“Meno startup, più commercio”, lo slogan paradosso per Caldoro

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"Meno startup, più commercio", lo slogan paradosso per Caldoro

“Meno startup, più commercio”

Non è il titolo del nuovo libro di Thomas Piketty, ma lo slogan elettorale 2015 di un sostenitore di Stefano Caldoro.

Uno dei lati positivi dei social network è l’immediato riscontro dei lettori che si verifica subito dopo aver pubblicato qualcosa e, questo, i candidati alle Regionali dovrebbero saperlo, visto che negli ultimi anni le istituzioni (non solo politiche ma anche ecclesiastiche) si sono servite dello strumento per poter divulgare messaggi e pensieri.

Ma Caldoro non ha presentato il premio “Startup” poco tempo fa a Caserta?

Ebbene, questa volta il popolo del web non perdona ed inizia una campagna denigratoria con retweet e commenti sulle dichiarazioni del candidato. Alcuni criticano il tema #finalmentefuturo chiedendosi dove sia stato fino ad ora Caldoro, altri lo associano al protagonista del film “Qualunquemente”. Antonio Fasolino, candidato consigliere, sul suo profilo facebook ha dato il via al tutto: postando una foto con tanto di slogan, non comprende, oppure ignora, l’inglesismo della parola “startup”, che, di fatto, significa che un’azienda o, comunque, un’attività nascente, sta muovendo i primi passi proprio nel campo del commercio e dell’economia.

Le Camere di Commercio, infatti, offrono delle vere e proprie opportunità per gli aspiranti imprenditori attraverso i progetti delle startup.

Gli utenti, che l’inglese lo conoscono bene, dichiarano fra l’altro: “Non vedo come una cosa possa influenzare l’altra –  commenta uno di loro – Le startup sono, in sé, una spinta commerciale. Poi, in base al progetto iniziale, hanno successo o meno, cosa che vale per tutte le aziende”.

Arrivati a questo punto non si capisce bene, o forse fin troppo, se il problema è di natura politica oppure linguistica. Cioè non siamo sicuri di aver compreso bene: Caldoro, nel caso in cui fosse eletto, eliminerà le start up, attualmente fonte di ossigeno per i giovani, per creare un nuovo modello di commercio oppure possiamo dedurre che i suoi sostenitori siano “filorenziani” nell’apprendimento di questa lingua straniera così ostile?

Non resta che aspettare qualche dichiarazione del candidato in questione per svelare l’enigma.

Sara C. Santoriello

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