La Riforma della scuola in dodici semplici punti

0
89
riforma

Uno studente liceale difficilmente sarebbe in grado di analizzare tutte e 136 le pagine della nuova Riforma Renzi-Giannini, proposta e approvata poco tempo fa in Consiglio Dei Ministri, nonostante le mobilitazioni studentesche autunnali.

Il linguaggio utilizzato nel testo legislativo è, infatti, a volte alla mano e accessibile a tutti, altre specialistico e alla portata di soli economisti, che sono in possesso di competenze in materia di cui uno studente ancora non dispone, il tutto accompagnato da numerosi vocaboli inglesi che sostituiscono, di fatto, parole italiane esistenti e che provano a dare alla riforma un tono innovativo, internazionale e 2.0, ossia in perfetto stile Renzi.

Questo testo è stato promosso attraverso le “Consultazioni”, che dal 15 Settembre al 15 Novembre del 2014 chiedevano agli studenti stessi un’opinione sulla Riforma: le domande proposte, però, erano a crocette (modello Invalsi) e non davano spazio a vere e proprie alternative da articolare attraverso risposte aperte. Inoltre gli studenti che hanno partecipato alle consultazioni non sono che una minima percentuale che, stando alle proteste di stamani, non rispecchia il pensiero della popolazione studentesca totale, proprio perché quest’ultima si è rifiutata di collaborare, individuando ne “La Buona Scuola” un testo non dissimile dalla Riforma Moratti, dal disegno di legge Aprea, e dalla Riforma Gelmini, prevedendo processi investimenti, dunque ingresso, dei privati nella scuola pubblica.

Per la prima volta, da notare, una Riforma della Pubblica Istruzione non vede in prima linea il nome del Ministro ma quello del Presidente del Consiglio.

I punti proposti sono dodici:

  1. 150.000 assunzioni di precari che non verrebbero estratti dai precedenti concorsi e che alienerebbero dalle proprie funzioni (un laureato in lettere potrebbe finire in biblioteca piuttosto che in classe, tanto per far un esempio, o in segreteria);
  2. Un nuovo Super Concorsone 2016 per le assunzioni;
  3. Uno dei punti più criticati prevede questo “stop alle supplenze” che, di fatto, hanno permesso a molti docenti, nel corso della propria carriera, di poter fare esperienza gradualmente prima di ottenere la cattedra di ruolo;
  4. Abolizione dello scatto di anzianità ed introduzione di una nuova metodologia: ogni 3 anni 2 docenti su 3 verranno gratificati con un “premio carriera” di 60 euro in più in busta paga. Viene, poi, proposta la pubblicazione del rapporto di autovalutazione e miglioramento. Questo processo, secondo alcuni, potrebbe creare competizione tra i docenti per aggiudicarsi un posto nella rosa del 60% a cui spetterebbe il premio e molti pur di ottenere un punteggio più elevato potrebbero dedicarsi prevalentemente ai vari progetti, dedicando meno attenzione alla lezione in classe;
  5. Uno dei punti più apprezzati è quello che prevede una “formazione continua obbligatoria” per poter garantire agli studenti un migliore supporto da parte del docente;
  6. Pubblicazione di dati e profili on-line;
  7. Individuazione ed abrogazione delle 100 procedure burocratiche più gravose;
  8. Processo di modernizzazione con banda larga veloce e wi-fi;
  9. Nuove discipline: musica e sport nella scuola primaria e storia dell’arte nella scuola secondaria (che, però, esistono già da più di 10 anni ndr);
  10. Lingue straniere a partire dai 6 anni e competenze digitali (anche queste esistono già da 10 anni ndr), introduzione della materia “economia” nella scuola secondaria;
  11. Alternanza scuola-lavoro nel corso degli ultimi 3 anni negli istituti tecnici. La scuola è definita “bottega” e qualcuno pensa a studenti-dipendenti non retribuiti i quali creerebbero prodotti da poter vendere sul territorio;
  12. Miglioramento dell’offerta formativa attraverso risorse private scelte appositamente da un nuovo Dirigente Scolastico in veste di Manager e dalla sua personale équipe di docenti, scelti in maniera informale e sulla base di principi che il premier ha definito “meritocratici”, ma che non sono esplicitati.

È proprio a partire da questo punto che gli studenti manifestano contro la Riforma perché legalizzerebbe in maniera formale l’intervento dei privati nel bilancio e, dunque, nell’organizzazione scolastica.

Sara Santoriello

CONDIVIDI
Articolo precedente“Meno startup, più commercio”, lo slogan paradosso per Caldoro
Articolo successivoVicenza e Bologna fermati. Frosinone è quasi in A
Rappresentante degli studenti nel Consiglio Didattico di Scienze Politiche all'Università degli studi di Salerno (2015-2017). Consigliere del Forum dei Giovani di Cava De' Tirreni. Membro della Direzione Nazionale dell'Unione Degli Studenti (biennio 2014-2016). Esecutivo di Link Fisciano (2016-2018). Segretaria della CPS (biennio 2011-2013). Reporter per AsinuPress e LiberoPensiero.

NESSUN COMMENTO