Cosa rende autentica o anche solo credibile una notizia fresca agli occhi attenti e scettici del pubblico, cosa lo inganna al punto da non avvedersi di servizi falsi o di informazioni errate?

Non è probabilmente azzardato parlare a tal proposito di fiducia: il pubblico è disposto a dar credito all’informazione perché sceglie di instaurare un rapporto di fiducia tra se stesso e il proprio informatore – un giornalista, un talk show, un giornale, un sito web. Il pubblico diviene fruitore di un prodotto cui ha scelto di credere.

Oggi, che si è esposti a una moltitudine di notizie, la concorrenza sleale tra informatori è un rischio reale e le situazioni che indeboliscono il rapporto di fiducia sopracitato non mancano.

Fulvio Benelli è il giornalista che in questi giorni è nell’occhio del ciclone perché accusato di aver realizzato due servizi falsi, uno per “Quinta Colonna” e l’altro per “Dalla vostra parte”, entrambi talk show in onda su Rete 4 e condotti da Paolo Del Debbio. Quest’accusa è alla base del licenziamento del giornalista, identificato quale unico responsabile dell’informazione bugiarda.

A denunciare l’inganno ai danni dei telespettatori è stato il TG satirico “Striscia la Notizia” nelle vesti dell’inviato Moreno Morello, il quale ha rintracciato e intervistato l’attore pagato – si presume da Benelli – per collaborare ai servizi falsi; i ruoli interpretati dall’attore e intercettati dalle telecamere di “Striscia” sono un rom truffatore e un mussulmano che condivide le azioni di violenza verso i cristiani. Entrambi i ruoli, come è evidente, sembrano esser tesi a rafforzare gli stereotipi di talune culture e fasce di popolazione, nutrendo in tal modo ostilità razziali e intolleranza.

Claudio Brachino e Mario Giordano, responsabili dei talk show coinvolti, hanno immediatamente reso partecipe la stampa della propria incredulità, licenziando il giornalista che ha realizzato i servizi falsi, aggiungendo che «Con questi servizi Benelli ha ingannato la buona fede delle nostre testate, rischiando di recare un grave danno al lavoro sempre corretto e professionale della redazione e dei colleghi. […] E per fortuna esistono gli anticorpi per individuare ed espellere chi, a questa credibilità, attenta in qualsiasi modo».
Parole forti che tentano di ripristinare il rapporto di fiducia con il pubblico, costretto tuttavia a prendere tristemente atto che senza l’intuizione di “Striscia la Notizia” i due servizi falsi sarebbero, ad oggi, considerati validi e più che autentici.

Ma i vertici dei programmi infanganti non sono gli unici a utilizzare parole dal forte impatto mediatico, anche Gad Lerner, tramite blog e profilo Twitter, si esprime: «Chiarisco il mio pensiero: chi oggi licenzia #FulvioBenelli ne conosceva benissimo e incoraggiava il metodo di lavoro nella pseudo-tv-verità».

Pseudo-tv-verità dice Lerner, etichettando in maniera palesemente provocatoria la televisione che il giorno prima trasmette servizi falsi, inducendo il pubblico a riflettere e discutere su non-notizie, e il giorno dopo li smaschera e prende provvedimenti – dopotutto, i panni sporchi, Mediaset li ha pur sempre lavati in famiglia.

Ad oggi, al di là di supposizioni e opinioni personali, non è possibile concordare con Lerner, né affermare con certezza che il solo responsabile dei servizi falsi sia Fulvio Benelli; ciononostante, è possibile e d’obbligo interrogarsi sul rapporto di fiducia tra informatore e informato: per quanto tempo il pubblico, preso atto di tali inconvenienti, si dirà ancora disposto a non rompere il patto di fiducia?

Rosa Ciglio

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