Scuola: Renzi va di fretta? I Cobas scendono in piazza

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manifestazione la buona scuola siamo noi

Per Renzi non si può più perdere tempo ma le proteste continuano e si spingono fino alla piazza del Pantheon. Alla manifestazione si sono uniti anche alcuni deputati, esponenti del PD, SEL, M5S, FdI e il leder radicale Marco Pannella.

Ai deputati del Pd è stata riservata un’ accoglienza un po’ turbolenta, contestate le due renziane Simona Malpezzi e Anna Ascani; al deputato della minoranza dem Stefano Fassina alcuni manifestanti hanno invece gridato: «La sinistra non si vende». Il parere di Fassina è ben chiaro: «Bisogna fermarsi, perché la stragrande maggioranza di docenti, tecnici e studenti sono contro».

L’ex premier Enrico Letta ha giudicato questa riforma «fatta in maniera molto frettolosa», dicendo che «Non si deve parlare di precettazioni ma di dialogo per raddrizzare la riforma e renderla positiva». Anche secondo Letta, quindi, bisognerebbe andarci con più cautela, perché «le riforme vanno fatte per bene e non tanto per dire che sono state fatte». Bisognerebbe quindi spiegare a Renzi che “quella gatta frettolosa fece i gattini ciechi”.

Il premier ha confessato: «Dico per primo che dovevamo spiegare meglio la riforma, ma, è un fatto positivo che stiamo discutendo sulla scuola». Dopo la confessione, Renzi continua:

«Se accettiamo l’idea di assumere lo facciamo perché abbiamo un modello di scuola diverso: non esiste che dal Ddl prendo le assunzioni e non cambio il modello scuola perché questo trasformerebbe il provvedimento in un grande ammortizzatore per precari.»

 Per il blocco degli scrutini, ha poi dichiarato: «Si tratta di un tema prematuro. Io credo che la stragrande maggioranza degli insegnanti siano persone serie e perbene, che non metterebbero a rischio i propri ragazzi e il lavoro svolto in un anno con il blocco degli scrutini». Riguardo alle precettazioni non si pronuncia, ritenendola una questione tecnica.

Sul tema è intervenuto anche il coordinatore della GILDA degli insegnanti, Rino Di Meglio, sottolineando che non andranno nemmeno un millimetro oltre la legge perché conoscono perfettamente le norme che regolano gli scioperi nella scuola e il loro limiti.

Per il portavoce nazionale COBAS «La minaccia di precettazione, che in ogni caso competerebbe ai prefetti in casi di emergenza e di grave turbativa provocati da uno sciopero, è stata ingigantita e sbandierata ai quattro venti, con lo scopo di intimorire i lavoratori e le lavoratrici».

La scuola è una cosa seria, riguarda il futuro, è una delle istituzioni fondamentali, non dovrebbe essere trattata con tattiche intimidatorie e colpi di scena.

Daniela Violante

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