Dall’omofobia si guarisce con la ragione

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Il 17 Maggio di ogni anno da qualche tempo ricorre la Giornata Internazionale contro l’Omofobia. È quella giornata dove tutti si esprimono in favore delle persone che non vivono l’uguaglianza sociale per motivi ben specifici. Tutti sanno che in molte parti del mondo vengono negati agli omosessuali il matrimonio, l’adozione e in alcuni Stati esistono leggi discriminatorie e violente che negato finanche il diritto alla vita.

Senza entrare nel merito delle condizioni di disagio, dell’estremismo con cui questi Stati affrontano la diversità in amore e per lo sviluppo della famiglia, si dovrebbe ritenere d’urgenza sottoporre la questione omosessuale sotto gli interrogativi filosofici, proprio com’è stato fatto su La Repubblica con le interviste della filosofa Nicla Vassallo e della sociologa Chiara Saraceno.

Alcuni temi, protagonisti del dibattito sul matrimonio e sull’adozione omosessuale, nonché il concetto della costruzione di una famiglia, possono essere riletti in chiave differente, partendo probabilmente dal senso di natura, e dall’originaria etimologia legata ad essa.

Con la natura, la filosofa Vassallo ritiene che si debba riconciliare la sessualità. Eterosessualità, omosessualità e bisessualità sono delle caratteristiche normali, naturali, di persone scientificamente dichiarate persone. Cittadini, per intenderci, che hanno diritto ad ogni diritto come tutti. Questa filosofia è integrata dalla concezione basilare di ritenere il modello attuale di famiglia come una convenzione sociale, già trasformata e modificabile nel corso della storia.

Fondamentalmente le due studiose hanno entrambe dimostrato che, razionalmente parlando, sono proprio le condizioni sociali a differire dall’accettazione o meno degli omosessuali; quindi un paese culturalmente emancipato, dalle religioni o dalle tradizioni e i costumi, ad oggi considera con più tolleranza e diplomazia il matrimonio e l’adozione per gay e lesbiche.

Tra i paesi che offrono buonismo e tolleranza solo a chiacchiere, esemplare è il caso dell’Italia. Come racconta la sociologa Saraceno, nel nostro paese “i politici hanno pensato che intorno alla famiglia si giocasse parte del consenso elettorale veicolato dalla Chiesa cattolica. In realtà c’è chi non è molto liberale ed è convinto di quello che pensa, ma c’è anche chi molto più cinicamente si comporta come gli pare ma pensa sia meglio non entrare in rotta di collisione con la Chiesa”. Un compromesso di carattere opportunistico, lo stampo italiano, che costa esclusione sociale propagandata da ignoranza e conformismo.

La dimostrazione di Nicla Vassallo rappresenta invece una colpevolezza marginale di tutti i tipi di religioni, le quali tentano di influenzare verso un unico pensiero in contrasto alla diversità di sesso. Ma una popolazione istruita all’apertura mentale e all’inclusione sociale sarà sempre esulata dal mostrare i cosiddetti pregiudizi, se realmente predisposti ad un’accettazione ovvia della diversità. Ed è questa forma di civiltà che ci si auspica ogni 17 Maggio dal 2007 ma che ancora tarda ad affermarsi come un traguardo per la giustizia, per l’appropriazione dei diritti umani.

Alla sessualità corrisponde lo stimolo della passione e dell’amore, e non una sottomissione automatica fornita da una data appartenenza sociale. Mentre l’integrazione e l’alternativa di una nuova famiglia potrebbero accrescerne le sue forme, le sue mentalità e moltiplicare la possibilità di garantire una stabilità quotidiana ad orfani dimenticati, accettando di slegarsi semplicemente dalle convenzioni fatte, dai tabù vigenti. Nessun uomo gay, nessuna lesbica possono influire in maniera particolarmente diversa rispetto a se fossero stati etero.

Una quindicina di anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, mentre l’omofobia resta ancora una patologia da analizzare e da correggere. L’arcivescovo anglicano e attivista sudafricano Desmond Tutu, si espresse contro l’omofobia ritenendola una forma di apartheid da combattere: “Noi abbiamo lottato contro l’apartheid perché soffrivamo e venivamo maledetti per qualcosa riguardo alla quale non potevamo farci niente. È lo stesso per l’omosessualità. L’orientamento è qualcosa che è in noi, non una questione di scelte. Sarebbe folle per qualcuno lo scegliere di essere gay… considerando l’omofobia che esiste”.

Alessandra Mincone

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