Tra i bagliori arcobalenici dei padiglioni, la sferzante opulenza dell’impalcatura espositiva e la frenesia turistica dei visitatori, all’EXPO di Milano è possibile visitare il villaggio di Save the Children e conoscere le storie di Sarita, Alvira, Bayutu, Tarek, Hari, Mary.SAM_8033

Chi sono? Bambini di ogni parte del mondo, proprio come gli allestimenti della rassegna milanese, con una leggera differenza: loro soffrono la fame e la malnutrizione, vivono i disagi della guerra, della scarsa scolarizzazione, della mancanza d’acqua potabile; loro fanno parte di quei milioni d’infanti messi quotidianamente a rischio dagli eccessi e dagli abusi sfrenati di un consumismo che accumula per i pochi sottraendo ai molti.

Accedendo alla struttura del villaggio Save the Children, è possibile ripercorrere idealmente queste e migliaia di altre storie simili, così come le pratiche che la onlus mette in campo per lenire le emergenze e contribuire, per quanto possibile, a migliorare le condizioni di vita dei bambini a rischio. Tra orticelli biologici, kit di sopravvivenza e innovative strutture in metallo per fornire assistenza primaria, i volontari Save the Children accompagnano e ripropongono lì, al centro dell’universalità ostentata, la concreta solidarietà dei dettagli.

SAM_8022Accompagnata da un’ambizioso progetto: quello di debellare la mortalità infantile entro il 2030 con il sostegno delle Nazioni Unite. Ad accoglierci ed illustrarci il lavoro dei volontari, lì al villaggio, sono due dei responsabili, Giovanni Mautone e Federica Testorio:

Qual è l’obiettivo che vi prefissate nel presenziare ad EXPO 2015?

Il tema di EXPO, “nutrire il pianeta, energia per la vita”, è molto vicino allo scopo di Save the Children, combattendo la malnutrizione. Abbiamo voluto dunque evidenziare il concetto di soluzioni possibili alla malnutrizione, che è concausa della metà delle morti nei bambini al di sotto dei 5 anni.

E come vi ponete nei confronti della presenza di multinazionali come McDonald’s e Coca-Cola, che di queste piaghe sono spesso corresponsabili?

Non ci permettiamo di giudicare altre realtà, il nostro obiettivo è solo quello di sensibilizzare tutti i visitatori che verranno a trovarci, crediamo non ci siano altre risposte all’argomento perché non corrisponde a quello che ci siamo prefissati.

Attraverso il portale www.savethechildren.it è dunque possibile conoscere i progetti e reperire le informazioni necessarie per avvicinarsi alle attività di Save the Children Italia (che ringraziamo per la cordiale ospitalità) ed aiutare Tarek e i suoi amici: del resto, non è colpa loro se sono nati nel “posto sbagliato”, ed una simile sorte sarebbe potuta toccare anche a noi. Rendersene conto può mutare quella (in)differenza.

Emanuele Tanzilli

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