Calcioscommesse: 50 arresti e 30 squadre coinvolte

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Ci risiamo. Prima ancora di arrivare alla conclusione delle indagini precedenti, ecco che come nuvola nera e minacciosa ripiomba l’ennesima minaccia di uno scandalo calcioscommesse sul malandato calcio di casa nostra. Cinquanta arresti in tutta Italia, tra presidenti, dirigenti, calciatori ed ex calciatori, allenatori magazzinieri e faccendieri, sono stati emessi dalla Procura di Catanzaro, e si parla di trenta squadre di Lega Pro e serie D coinvolte.

L’inchiesta – L’hanno ribattezzata “Dirty soccer”, calcio sporco, dandole il nome americano dello sport più popolare al mondo, quasi come se già nella scelta di quel termine ,spurio e posticcio, ci fosse la volontà di non mischiare ciò che era il nobile football degli albori inventato dai pionieri europei da questa moderna fucina di torbide ombre e criminalità che non hanno più nulla a che spartire con l’aspetto sportivo.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro diretta dal Procuratore Antonino Lombardi, e condotta dagli uomini del Servizio Centrale Operativo coordinati da Renato Cortese e della Squadra Mobile del capoluogo calabrese, nelle ultime ore ha fatto scattare le manette per una cinquantina di “insospettabili” su 77 indagati che operavano indisturbati dall’estremo Nord al profondo Sud dello Stivale, rei di far parte di due associazioni dedite a truccare i risultati di decine di partite di Lega Pro e serie D (sinora si parla di 33 partite), e che preparavano l’assalto alla B e poi alla massima serie a suon di combine. L’accusa è pesante : associazione a delinquere finalizzata alla frode calcistica, con l’aggravante di aver favorito le organizzazioni mafiose, in special modo la ‘ndrangheta.

Il malaffare e i suoi protagonisti – Tutto è partito da un’indagine su uno dei capi delle emergenti ‘ndrine imprenditoriali di Lamezia Terme, Pietro Iannazzo, già in galera, e da alcune intercettazioni telefoniche. In una di queste, parlando del presidente della Neapolis Mario Moxedano, ex dirigente e per pochi mesi anche ex presidente del Napoli negli anni ‘90, spiegava chiaramente che “quest’anno ha deciso che vuole vincere con pochi soldi, senza neanche pagare i suoi giocatori…e infatti i giocatori non ti fanno vincere il campionato. Io gli ho detto ‘va bene, ma i miei dammeli prima’”. Così Iannazzo comincia a comprare e vendere partite, portando di fatto il Neapolis di Moxedano nelle posizioni alte del suo girone di serie D, cosa impossibile in condizioni normali, sempre a detta di Iannazzo, data “la squadra di babbi che ha Moxedano”. Per babbi intendeva babbei, sprovveduti.
Da lì sono cominciate le indagini, che hanno svelato un grande giro sia nazionale sia internazionale composto dalla ‘ndrangheta e altre organizzazioni est-europee, e che hanno portato a scoprire anche una spartizione delle combine per categorie : Iannazzo e i suoi complici si occupavano della Lega Pro, mentre il secondo gruppo si occupava dei dilettanti.

A capo di quest’ultimo c’è Fabio Di Lauro, ex difensore del Cosenza, che è colui che rendeva materialmente possibili le combine perché in possesso del denaro necessario a ‘comprare’ i giocatori e delle giuste conoscenze nei giri della malavita locale, verso cui invitava a “portare rispetto” (come si evince da un sms inviato al direttore sportivo de L’Aquila calcio, Ercole Di Nicola, finito anche lui in galera). Inoltre, sempre secondo gli inquirenti, è sempre Di Lauro a tenere le fila dei contatti con questi “finanziatori esteri”, serbi, sloveni e albanesi in particolare, che investivano e poi incassavano milioni di euro nelle combine del calcio minore italiano, facendo passare i fondi in conti di banche italiane, serbe, turche, cinesi.

Un esempio chiave di come funzionavano le combine sembra essere la partita Cremonese – Pro Patria del 15 dicembre scorso, dove i bustocchi si facevano rimontare dai padroni di casa per 3-1 grazie a degli episodi che, rivisti in video (che vi proponiamo) sembrano a dir poco grotteschi e sfacciati.

Gli arresti – Così, dopo aver scoperchiato questo vaso di Pandora, è partita la retata in oltre 20 province tra Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto che hanno portato in manette una cinquantina di persone tra cui 15 giocatori ed ex giocatori, 6 presidenti di squadre, 8 dirigenti e una decina di “finanziatori” internazionali. Le squadre toccate dall’indagine, per il momento, sono: Pro Patria, Brindisi, Barletta, L’Aquila, Sassari Torres, Neapolis Mugnano, Vigor Lamezia, Santarcangelo, Sorrento, Montalto Uffugo, Puteolana, Akragas (neo promossa in Lega Pro), San Severo. E nelle ultime ore sono emersi anche i nomi di Benevento, Ascoli e soprattutto la Salernitana di Lotito, fresca vincitrice del girone C della Lega Pro.
A tirare in ballo queste tre protagoniste della terza serie nazionale sembrerebbero esserci una “soffiata” e dei pizzini con su scritti i nomi delle squadre, quote e modalità di giocata, oltre a raccomandazioni (come un “Se ci beccano ci arrestano”), che servivano ad evitare di concentrare somme troppo elevate sulle singole partite ed evitare, così, sia i sospetti sia l’abbassamento delle quote. Ma per ora niente di effettivamente concreto.

Le reazioni – Lotito, tirato in ballo sia sulla questione scommesse in quanto presidente della Salernitana, sia nell’ambito di alcune intercettazioni sulle multiproprietà di squadre (si dice che sia dietro le proprietà di Bari e Brescia), ha dichiarato in un’intervista all’Ansa di non avere niente da dire e di parlare con i fatti : “Vado avanti come un treno sulla strada del lavoro e dei risultati, è evidente che sto cogliendo nel segno. Tutte queste bugie non mi interessano, rispondo alla mia coscienza. La Salernitana e i pizzini? Ma non scherziamo…”.

Stessa cosa ha fatto la dirigenza dell’Ascoli, che affidandosi ad un comunicato ufficiale ha dichiarato l’assoluta estraneità da parte della società e dei suoi tesserati sia nelle indagini della magistratura, sia in qualsiasi forma di scommessa.

Tavecchio, presidente della Figc, su Canale 5 ha dichiarato che “il calcio è parte lesa. Noi abbiamo voglia e forza di difenderlo. Ci sono 200 mila dirigenti, noi dobbiamo creare un database e una sorta di casellario giudiziario anche per loro, perché alla fine sono quasi sempre gli stessi che si riciclano bellamente nel sistema. Siamo talmente ripetitivi nel delinquere che diventa una cosa monotona ”.

Il premier Renzi, ai microfoni di Radio Rtl 102.5, si è dichiarato ‘disgustato’: “Ora basta con il fatto che personaggi di discutibile approccio governino il calcio a tutti i livelli. Il calcio è delle famiglie, non delle società di consulenza dei diritti tv (riferendosi anche alle intercettazioni parallele su Infront, Mediaset e Sky, n.d.r.). Restituiamolo alle famiglie, e mi piacerebbe che dopo le elezioni regionali ci mettessimo a un tavolo con tutte le forze politiche per cambiare totalmente il sistema”. Il Presidente della Repubblica Mattarella, presente in tribuna all’Olimpico per assistere alla finale di Coppa Italia Lazio – Juventus, a margine della partita ha commentato lapidario : “Serve severità e rapidità. Il divario tra questi fenomeni e la passione con cui tanta gente segue il calcio fa indignare”.

Fonte immagine in evidenza: calcioweb.eu

Fonte virgolettati: google.it / gazzetta.it / corriere.it /repubblica.it / eurosport.it

Michele Mannarella

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