Curry-Harden atto primo: Warriors 1-0

0
60

Ci aspettavamo una partita intensa, combattuta e soprattutto spettacolare. E non siamo stati delusi affatto. Golden State vince all’Oracle Arena e porta la serie sull’1-0 grazie ad un meraviglioso Stephen Curry, stanotte come non mai in versione Mvp: 34 punti (di cui 11 negli ultimi 5′) con 6/11 da tre, 6 rimbalzi e 5 assist. Uno straordinario Harden da quasi tripla doppia (28 punti, 10 rimbalzi, 9 assist) non basta a Houston che ha dovuto rinunciare nei minuti finali a Howard a causa di un colpo al ginocchio sinistro rimediato nel primo periodo. Dovrebbe esserci per gara-2. La sensazione (e la speranza) è che possa essere una serie molto lunga.

Dwight Howard, costretto a guardare gli ultimi 9 minuti in panca a causa di una botta al ginocchio sinistro

NON SI PASSA IL PONTE – I Rockets perdono dunque gara-1, ma soprattutto confermano la loro impossibilità di battere Golden State in questa stagione (0-5); addirittura i texani non sono corsari alla Oracle Arena dal 13 dicembre 2013, da allora 3 sconfitte nonostante l’uomo chiamato Barba abbia messo in media 35 punti, 4 rimbalzi e 5 assist a casa Splash Bros. Eppure, l’inizio sembrava poter far sorridere coach McHale, nonostante lo spavento iniziale causato dall’infortunio di Superman. Harden riesce a mettere in ritmo i suoi compagni (7 assist all’intervallo) e la cosa sembra funzionare alla perfezione, tant’è che alla fine del primo quarto Houston è avanti di 7 lunghezze (31-24) tirando con il 59,1%. Percentuale che aumenta nel secondo periodo, arrivando addirittura al 62,5% dopo i due punti di Brewer a 7’06” dalla sirena del primo tempo: Rockets avanti di 16! You can’t give a really good shooting team easy layups and confidence” dirà il numero 13 di McHale a fine partita.

“STEPH?” “YES!” – È nel momento peggiore della partita che i Warriors trovano la forza per rialzarsi. E l’eroe che non ti aspetti arriva dalla panchina, indossa la 34 e arriva da Peoria, Illinois: Shaun Livingston, 10 dei 25 punti messi a referto dai Warriors negli ultimi 7 minuti del primo tempo portano il suo nome. Sale di livello anche la difesa, i Rockets iniziano a forzare e così sono costretti a 6 palle perse e tenuti dal 2/10 dal campo. Il pareggio arriva a meno di 2 minuti dall’intervallo grazie al layup di Thompson (11 punti alla sirena dei primi 24 minuti) e il sorpasso arriva qualche secondo più tardi grazie alla tripla di Barnes. L’ultimo possesso del primo tempo è nelle mani dell’Mvp della regular season che firma 58-55: i Warriors sono avanti e ci resteranno fino alla fine.
Nel secondo tempo si inizia a fare sul serio. Harden – sommerso dai cori dei tifosi di casa che cantano “over-rated” – accelera prepotentemente e decide di prendere in mano lui le redini della squadra, segnando 11 punti nel terzo quarto e facendo annaspare Klay Thompson che comunque ha difeso alla grande su di lui. Curry risponde mettendo 10 punti che tengono avanti Golden State. La chiave della partita è nell’ultimo quarto quando Houston perde Howard che cede al dolore al ginocchio, permettendo così agli uomini di Kerr di essere padroni in vernice, mettendo 18 punti e 8 recuperi. Harden prova a tenere in gara i suoi e ci riesce fino al 95 pari, quando i texani hanno un blackout di 3′ che permette a Curry di costruire un parziale di 11-0 che porta avanti i suoi 108-97. Harden inizia ad essere costantemente raddoppiato, limitando così il suo raggio d’azione. Checkmate? Apparentemente sì, ma Ariza e Smith costruiscono una rimonta che porta i Rockets sotto di 2 a 14″ dalla fine. Viene mandato in lunetta Steph che mette i due liberi della sicurezza e i Warriors possono festeggiare la loro prima gara-1 delle finali di conference vinta a 39 anni dall’ultima volta.

Fonte immagine in evidenza: google.com

Fonte immagini media: google.it

Michele Di Mauro

NESSUN COMMENTO