Reading letterario alla FUCI di Napoli

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Reading letterario FUCI
Reading letterario FUCI

Una serata alle prese con l’intraprendenza, la voglia di dir la propria, urlare le verità più crude e farsi portavoce di tutti quei giovani che vorrebbero davvero dar una svolta al mondo: questa è l’atmosfera creata a FUCI in via Mezzocannone il 20 maggio.

Grazie ai collaboratori Francesco Orefice e Mina Nardo, la Chiesa di San Girolamo delle Monache ha aperto le sue porte a Domenico Vitale, Antonio Turco e Fiorentina Mercaldo, rispettivamente autore degli scritti, attore/scrittore e attrice.
Si è organizzato così il reading letterario, un incontro carico di aspettative e trepidazione per i giovani protagonisti che, al loro primissimo debutto, hanno entusiasmato e donato un po’ di loro stessi a tutti gli spettatori.
Durante lo spettacolo sono stati letti ed interpretati quindici testi, ognuno con una tematica abbastanza forte e che quindi toccavano varie sfaccettature della nostra realtà.

Dal leggio sono state urlate parole forti e incontrastanti, che narravano di un “mondo cattivo”, restio e freddo, senza illusioni, né sprazzi di gioia. Qui il semino della felicità non attecchisce, ed i giovani perdono tutte le loro speranze.
Viviamo in un mondo in cui in alcuni luoghi è ancora normale udire in lontananza il frastuono delle bombe, così mordaci da risuonare fino in paradiso (sempre se ne esiste uno).
In un mondo in cui l’amore eterno non esiste, in cui i ricordi possono corrodere l’animo, soprattutto se felici.

Essere soli in due è cosa peggiore che esserlo unicamente con se stessi” scrive Domenico Vitale, esprimendo una dura verità che in molti faticano ad accettare, forse per pigrizia, timore, o forse solo per una loro “pochezza” d’animo.

Questo perché la società ci clona e ci spinge ad indossare la sua maschera pirandelliana. È lecito agire per conto di ciò che va di moda, non scandalizzarsi più quando in tv vengono trasmessi programmi in cui vengono sfoggiati i gesti meno legali dei politici, problemi vari riguardanti associazioni mafiose in cui lo stato viene dipinto come “un cattivo genitore”, o servizi che rivelano le vite deturpate di donne oggetto costrette a vendere la propria libertà e dignità in cambio di qualche soldo per andare avanti. Magari cercano solo un po’ d’amore. Magari poi si innamoreranno anche, ma dovranno sempre ridimensionare le proprie aspettative davanti a uomini insensibili e violenti.

La realtà è questa, di sicuro non è accettabile, ma sembra che col tempo abbiamo imparato ad abituarci a tutto ciò e chissà, forse anche uccidere è legato ai punti di vista.” Quest’ultimo concetto ci è meglio esplicitato nel dialogo “A prigion” in cui gli attori hanno interpretato un ragazzo omosessuale calunniato, deriso e infine crudelmente ucciso dal padre, a colpi di cinghiate. “Mi dispiace, davvero… la gente parlava, ma io non volevo ucciderti.” “Non è vero papà, tu volevi, ma io ora sono felice. Mi sono liberato da questa prigione”.

Una tavolozza di tematiche da miscelare continuamente per dar colore alle loro opere, un continuo motivo di speranza unito alla disapprovazione con tratti di piacevole satira (legati al motivo della sessualità e dell’ignoranza), ed una vena critica nei confronti di tutti noi. “Il mare di Mergellina è lo stesso di quello di Posillipo” così il bello del progresso si mischia col degrado. “Nulla cambia quando non cerchi di cambiare le cose. Nulla cambia quando non cerchi di cambiare te stesso”.
I calorosi applausi finali degli spettatori sono stati interrotti dal congedo di Vitale: “Mi complimento con gli attori Antonio Turco e Fiorentina Mercaldo, è andato bene tutto e loro sono riusciti ad entrare in empatia con i testi! Sono contentissimo del risultato nonostante i brevi tempi di organizzazione. Conto che non sia l’ultima rappresentazione.”

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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