28 maggio 1974, Strage di Piazza Loggia – Per non dimenticare

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Il 28 maggio del 1974 un ordigno fatto esplodere in un cestino della spazzatura in piazza Loggia a Brescia provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue durante una manifestazione indetta da sindacalisti e antifascisti. È considerato, assieme alla strage di Piazza Fontana, del treno Italicus e la strage di Bologna, uno degli attentati più gravi degli anni di piombo.

Ancora oggi non si conoscono di preciso i colpevoli, ma i sospetti ricadono su Ordine nero e Anno zero-Briexen Gau che il giorno prima, tramite una lettera diretta ai quotidiani bresciani, avevano preannunciato l’evento. L’intento dei due due movimenti di estrema destra era di ricordare la morte di un giovane ragazzo bresciano militante in gruppi estremisti di destra extraparlamentare avvenuta giorni prima grazie allo scoppio di una bomba che stava trasportando sulla sua Vespa.

Nonostante una lunga vicenda giudiziaria, ancora non c’è stata nessuna condanna. Le indagini hanno solamente confermato la matrice neofascista dell’attentato attribuendola all’area Veneta (la stessa di Piazza Fontana). I processi sono stati finora tre: il primo a livello locale, il secondo vide coinvolti esponenti del terrorismo milanese e il terzo estese le indagini all’area veneta.

41 anni di assoluzioni e proscioglimenti per mancanza di prove, culminati con la perizia di due giorni fa in favore del terrorista nero Carlo Maria Maggi, accusato di essere responsabile della strage anni or sono dal pentito Carlo Digilio e considerato incapace di stare a giudizio per problemi di salute legati alla vecchiaia (ha 80 anni). Maggi era già stato assolto tre anni fa in una sezione della Corte d’Assise a Brescia e per questo le indagini si sono spostate a Milano. Se dovesse uscire di scena per motivi di salute tutte le attenzioni di sposterebbero sull’informatore dell’allora servizio segreto SID Maurizio Tramonte, anche lui tra gli indagati storici, per il quale la Cassazione ha annullato l’assoluzione.

Per Manlio Milani, presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Maggi è la persona ”a carico della quale esistono gli indizi più gravi” e un processo che coinvolge solo Tramonte ”risulterebbe monco”. Egli, gli altri familiari delle vittime, i 102 feriti, i cittadini bresciani e di tutta Italia da quarantun’ anni attendono di sapere chi ha messo quella bomba, chi ha ordinato di farla esplodere e chi ha coperto per tutto questi anni gli assassini pur conoscendone i nomi. Per quanto tempo dobbiamo ancora aspettare che giustizia venga fatta?

Vincenzo Nicoletti

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