In questo periodo si parla molto della Buona Scuola, soprattutto di quella riforma che la stessa scuola non accetta.

Gli studenti degli istituti superiori vengono spesso trattati come alunni di serie A e B; i “figli di papà”, che fumano spinelli nei bagni, che aderiscono all’occupazione, che girano per i corridoi, che lanciano banchi e sedie dalle finestre, fanno la pipì sui banchi… questi sono considerati alunni di serie A.

Difficile sospenderli o bocciarli, con i lori genitori c’è un dialogo diverso, forse perché sanno parlare, quei figli fanno solo capricci ma alla fine sono dei bravi ragazzi.

I figli degli stracciati, quelli che sono stati bocciati dalla stessa vita, figli di separati e detenuti, quei genitori che non sanno parlare bene la lingua madre, si esprimono con il proprio dialetto, si vestono come parlano: i figli di questi sono considerati serie B. Facile a bocciarli, sospenderli anche 20 volte l’anno: li promuovono alla strada.

Questa è la cattiva scuola che nessuno vede, si pensa alle riforme, alle proteste sindacali, nulla si fa per quei figli sfortunati, e i progetti? Servono solo a riempire le tasche dei dirigenti e dei docenti, perché i progetti non producono niente di concreto. Ci vuole una buona scuola all’interno di ogni anima che svolge questa professione, insegnare non è un lavoro ma una missione. I figli sono tutti uguali. Una buona scuola di qualsiasi ceto sociale, può garantire un buon futuro anche per i più sfortunati.

Francesco Gemito

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