Grecia fuori dall’euro?

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Grecia al voto, Syriza e Tsipras in vantaggio

Le posizioni contrastanti

Dopo il +1,3% registrato dalla Grecia nell’ultimo trimestre 2014 che sembrava aver chiuso la fase di recessione, il -0,2% dell’ultimo trimestre, vale a dire -0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e -0,2% visti i dati preliminari, sembra aver tagliato di nuovo le gambe ad Atene e alle trattative sul debito.

Procedono a pieno regime le trattative per il finanziamento del debito pubblico ellenico e, in particolare, per il rimborso di una cifra di poco inferiore ai 300 milioni di euro entro il 5 giugno che Atene deve al Fondo Monetario Internazionale, membro del Brussels Group (l’ex Troika). Le dichiarazioni delle parti in campo sull’avanzamento delle trattative sono completamente opposte perché, mentre Tsipras e Varoufakis parlavano di “accordo a breve”, il Ministro delle finanze tedesco Schaeuble ha dichiarato “I rapporti positivi provenienti da Atene non riflettono pienamente lo stato del negoziato con le tre istituzioni”. Poi ha gelato tutti dicendo la trattativa “durerà fino alla fine di giugno. Se per allora non ci sarà stato un accordo, spirerà”.

Simili le dichiarazioni del Commissario agli Affari economici della Ue, Moscovici “Il 5 giugno scade il primo di una serie di rimborsi dovuti da Atene al Fondo monetario e se il pagamento non avvenisse, si avvicinerebbe pericolosamente il default tecnico”

Ha fatto eco ad entrambi Padoan dal G7 di Dresda, dove ha dichiarato “I conti italiani sono pronti ad un eventuale shock esogeno proveniente dall’economia greca”, sottolineando ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che l’Europa non è particolarmente fiduciosa sul buon fine delle trattative.

Le speranze greche, però, sono state tenute vive da Juncker “Stiamo lavorando su un unico scenario: tenere la Grecia nell’area euro”.

Le misure economiche proposte

Le richieste dell’ex Troika, dopo i vertici Hollande-Merkel-Tsipras e Hollande-Merkel-Tsipras-Juncker, riguardano sostanzialmente il sistema pensionistico e di aliquote Iva greco.

Varoufakis non ha ancora specificato quali saranno le tre aliquote Iva che Atene propone, ma le indiscrezioni, ragionevolmente attendibili, parlano 6,5%, 10% e 21%. I creditori chiedono, invece, due sole aliquote e la fine dei alcune esenzioni, che qualcuno ha definito “privilegi”, per le isole greche.

La questione pensioni è molto più intricata perché il peso delle stesse sul pil è il più alto d’Europa, infatti le uscite del sistema pensionistico tedesco corrispondono al 125% delle entrate, mentre in Grecia al 175. La pensione media in Grecia è quasi uguale a quella tedesca, ma c’è una differenza abissale nel trattamento dacché in Germania gli stipendi sono molto più alti che in qualsiasi altra parte d’Europa e i Tedeschi ricevono una pensione che è pari al 45% dell’ultima retribuzione, i Greci all’80. Le istituzione europee e il Fmi da Washington contestano che gran parte della spesa pubblica riguardi le pensioni più ricche e che Tsipras, di sinistra estrema, rifiuti di abbassarle. Come se non bastasse, il sistema sulla tracciabilità dei contributi ellenico non è dei migliori (è semplice evaderlo).

I creditori hanno chiesto anche modifiche di lavoro (stile Jobs act, per intenderci) e la ripresa delle privatizzazioni: due misure rinviate da anni. Syriza ha dichiarato che i tagli al welfare non faranno entrare più di 900 milioni di euro, provocando l’indignazione dei creditori, infatti ieri il Brussels Group ha messo alle strette Atene in questo modo “La scadenza importante non è quella del 5 giugno, ma del 30: entro quella data la Grecia deve circa 1 miliardo e 600 milioni al Fmi”. Se questa reazione è sembrata dura, nello stesso momento la Bce ha aumentato di 500 milioni la liquidità d’emergenza alle banche greche.

La resa dei conti e la proposta di Varoufakis

Mentre il Fondo Monetario chiede il rispetto del patto con Samaras, Tsipras ribadisce che quel patto era stato appunto firmato con un altro governo ed ha nominato Elena Panaritis, ex deputata del Pasok alleato con Samaras, responsabile delle trattative con il Fondo monetario per dare un segnale di apertura.

Nel frattempo Varoufakis ha annunciato che non si dimetterà tramite twitter ed ha proposto di riacquistare i titoli dall’Esm (European Stability Mechanism), che avrebbero il vantaggio di avere una scadenza molto lunga, fino a 30 anni, con un tasso di interesse molto basso, pari all’1,5%, mentre la Bce detiene 27 miliardi di euro di bond, di cui 7 in scadenza in estate. In questo modo spera di potere avere di nuovo accesso al quantitative easing.

Il ministro greco si è reso conto che l’incertezza ellenica coinvolge tutto il mercato euro e le istituzioni europee non accetteranno a lungo questa incertezza: una soluzione è quanto mai necessaria.

Ferdinando Paciolla

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