“Modigliani e la Bohème di Parigi” è la mostra allestita presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino che raccoglie più di 60 opere, della quale una parte proviene dalle collezioni del Centre Pompidou di Parigi.

amedeo modigliani mostra gam torino
Paul Alexandre visto di ¾ (1909)

La mostra, in realtà, è composta da due microesposizioni ricavate nella medesima sala che già ospitò Renoir e gli impressionisti tra 2013 e 2014, una dedicata a Modigliani in senso stretto e l’altra invece dedicata ad altri artisti della Bohème, tra i quali Marc Chagall e Pablo Picasso. I bohémiens in questione sono legati dall’aver vissuto da artisti, spesso in condizioni di povertà, a Parigi, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel periodo di tempo che siamo soliti denominare la Belle Époque. Gli artisti della Bohème provengono da Francia, Italia e Spagna, ma anche dalla Polonia allora smembrata, dalla Russia e dalle comunità slave: talvolta erano membri delle comunità ebraiche ashkenazite emigrati per fuggire dai pogrom. Modigliani stesso era ebreo, però sefardita, figlio di padre romano e madre marsigliese.

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Donna nuda seduta con la testa reclinata sulla spalla sinistra (1910-11)

La particolare formazione di Modigliani, che passa tra un maestro macchiaiolo, una scuola di nudo, la scultura africana e la tubercolosi, gli permette di sviluppare uno stile unico. Già nel 1909, con Paul Alexandre visto di ¾ (a sinistra, in alto), si delineava il volto allungato, così come è allungata la figura della Donna nuda seduta con la testa reclinata sulla spalla sinistra (1910-11, a destra), mentre è impressionante come il ritratto dello stesso 1909 intitolato La mendicante (a sinistra, in basso) ritragga una figura “normale”. In Lolotte (1917), le pennellate decise si accompagnano a quello che potremmo definire quasi un effetto vetrata, ma è interessante notare come gli occhi abbiano luci e colori differenti. Il collo è già allungato, come risultato dell’influenza dell’arte scultorica africana. La ragazza rossa (1915) e Jeanne Hébuterne (1918) sono invece ritratti caratterizzati, al pari dei bozzetti preparatori contenuti in un blocco del 1915 circa, da un peculiare sfasamento nell’allineamento degli occhi. È possibile rilevare ciò, insieme a tratti tipici della scultura africana come allungamenti e deformazioni, già in alcuni disegni compiuti tra il 1910 ed il 1913. Si trova “normalità” nel Ritratto di Dedie (1918), se non altro perlomeno nei tratti. L’opera scultorea di Modigliani, compiuta negli anni tra il 1910 ed il 1913, è chiaramente ispirata tanto a Constantin Brâncuși quanto alle sculture africane, dalle quali attinge il gusto per l’allungamento e per gli occhi a mandorla.

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La mendicante (1909)

La personale opinione di chi scrive, per quanto non confortata da studi accademici né biografici sull’opera di Modigliani, è che l’artista livornese abbia proiettato sulle raffigurazioni di altre persone, che pure compieva in non più di due sedute, alcune asimmetrie ed una vacuità degli sguardi che riflettessero la sua condizione di malato cronico. Non è un caso che nei ritratti esposti, difatti, gli occhi manchino del riflesso della luce nell’iride, e siano anzi monocromi. La sensibilità dell’artista Modì (“maledetto”, in francese) risalta anche con una frase scritta al termine del percorso espositivo:

«Perché con un occhio guardi il mondo, con l’altro guardi dentro di te…»

Cosa si nota, invece, nelle opere dei contemporanei della Bohème? Alcuni artisti usarono tratti tipicamente impressionisti, altri cubisti, ispirati da Picasso che conobbe personalmente Modigliani, altri ancora furono forse più “jazz” o “ragtime”, prendendo in prestito questi termini dal mondo della musica. Alcuni ritratti successivi al 1920, l’anno di morte di Modigliani, non rammentano minimamente l’atmosfera da Venti Ruggenti che si può cogliere ne Il grande Gatsby di Fitzgerald o addirittura in alcuni manifesti pubblicitari della Coca Cola di quel periodo.

Veniamo infine all’allestimento: opere interessanti come Paesaggio a Cagnes (La Gaude) di Soutine (1923) sono “nascosti” dagli spazi creati con le pareti provvisorie, e vengono rilevati solo ad un secondo sguardo più attento. In prossimità di questo dipinto, inoltre, è presente un grande spazio che è utilizzato per proiettare un filmato di immagini di vita dell’epoca di Modigliani: uno spazio così grande e centrale poteva essere utilizzato per accogliere qualche ben più interessante opera da porre al centro della mostra, sia in senso fisico che in senso metaforico.
Una nota di merito va comunque riconosciuta agli allestitori, poiché le opere sono ben contrastate da pareti colorate: gli sfondi non affaticano l’occhio ed arricchiscono anzi le opere. La luminosità sembra aumentare progressivamente lungo il percorso espositivo.

La mostra vale i 10 euro del biglietto? Dipende. Oltre alle opere di Modigliani sono presenti un Picasso del 1906, alcuni Chagall, dipinti e sculture, e le opere riescono nello scopo di trasmettere la fragilità di Modì. È inoltre sono presenti molte opere del periodo cubista. Per chi sa apprezzare la proposta espositiva della GAM, questa mostra “breve ed intensa”, visitabile in meno di un’ora, vale ben più del prezzo del biglietto. Il catalogo della mostra è in vendita al prezzo di 34 euro.

Per informazioni sulla mostra, aperta salvo proroghe fino al 19 luglio 2015, è possibile visitare il sito modiglianitorino.it

Simone Moricca